Così le basse temperature e la bora hanno portato benefici a tutto il mar Mediterraneo

Il forte vento e le basse temperature innescano movimenti d’acqua che raggiungono anche l’Atlantico

Stefano Bizzi
(foto Massimo Silvano)
(foto Massimo Silvano)

La forte bora e le basse temperature che nei giorni scorsi tanti problemi hanno causato sulle strade di Trieste e del Carso sono state un toccasana per il mare, e non solo quello del golfo: hanno portato benefici a tutto il bacino del Mediterraneo fino all’Atlantico. È il classico “Effetto farfalla” della Teoria del Caos: il battito d’ali che dall’altro lato del mondo diventa tempesta. In questo caso, però, è accaduto il contrario: è come se la tempesta si fosse trasformata in un delicato battito d’ali.

Il fenomeno lo aveva già segnalato a febbraio dello scorso anno l’Area marina protetta di Miramare e lo ha ricordato alcuni giorni fa anche l’ecologo marino Diego Curtarello sul profilo di divulgazione scientifica DiegologiaMarina. Quando a Trieste si creano condizioni di forte vento e di freddo si avvia un processo fisico che da locale diventa, di fatto, globale.

«Quando questo vento catartico soffia forte sul nostro mare – ricorda Maurizio Spoto, direttore dell’Area marina protetta di Miramare –, si innesca una corrente di acqua fredda e salata che, essendo più densa, scende in profondità e scivola lungo le coste italiane verso Otranto, richiamando acqua da sud più calda e meno salata. Questo primo “scambio” dà origine alla circolazione adriatica. Ma non è finita qui. L’acqua densa arriva ad Otranto e si collega con un’analoga corrente tirrenica proveniente dal Golfo del Leone. Queste due vere e proprie forze della natura, insieme, dal fondo del Mediterraneo “si dirigono” verso lo stretto di Gibilterra e una volta superato, riescono a loro volta a richiamare acqua dall’Oceano Atlantico. Senza queste due correnti, insomma, il Mare Nostrum sarebbe un mare “morto”».

«Non è un fenomeno solo locale, si collega agli oceani», ribadisce Curtarello, aggiungendo: «Una cosa da prendere in considerazione è che il fenomeno è importante anche per i nutrienti di tutta la rete trofica».

La bora e l’aria fredda hanno fatto crollare la temperatura del mare che, all’Epifania, è scesa sotto i 10°C (9,96°C), per poi risalire leggermente sopra gli 11°C e attestarsi quindi attorno ai 10,5°C venerdì (ultimo dato ieri disponibile).

«Il mare fa fatica a perdere calore: è stata un’estate molto calda e questa situazione aiuta – ricorda Paola del Negro, direttore generale dell’Istituto nazionale di Oceanografia e di Geofisica sperimentale –. Ciò che però è importante è la densità del mare. Il vento, meccanicamente, fa evaporare l’acqua, è il fenomeno detto del “mare bianco”, aumentando così la concentrazione di sale. L’acqua più salata e più fredda diventa più densa e pesante e tende a sprofondare. Il vento la spinge poi verso sud come una cascata. Questo, richiama quindi acqua meno fredda e meno salata dall’Egeo».

Da Trieste, dunque, la bora innesca un motore che, insieme a quello che viene innescato dal maestrale nel golfo del Leone, fa circolare l’acqua nel Mediterraneo permettendo poi lo scambio con l’Atlantico e, dunque, l’importazione di nuovi nutrienti. «Se non ci fosse questo fenomeno, il Mediterraneo non scambierebbe acque con l’oceano – aggiunge Del Negro –. È quindi un fenomeno fondamentale per tutto l’ecosistema; e più forte è, meglio è per il Mediterraneo».

Certo è che non basta però una settimana di bora e di freddo per abbassare la temperatura media del mare nel golfo e riportarla ai livelli di fine anni Novanta inizia anni Duemila quando era tra i 7 e gli 8°C.

 

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto