La Base alza le difese dopo l'attacco all'Iran: cresce l’allerta ad Aviano
Intensificata la sorveglianza anche in provincia di Pordenone soprattutto sugli obiettivi sensibili

La Base di Aviano eleva il livello di sicurezza interno mentre all’esterno i controlli subiscono un ulteriore potenziamento, secondo le direttive impartite dal ministero dell’Interno e subito recepite dalla Prefettura di Pordenone.
L’attacco di Usa e Israele all’Iran riporta in primo piano non tanto il ruolo operativo della Base di Aviano (ieri, come tutti i fine settimana l’attività è stata minima), quanto il suo essere obiettivo sensibile – assieme ad altri, in Italia e in Europa – sebbene nelle ultime settimane si siano intensificati i passaggi di aerei militari da trasporto.
L’Iran potrebbe colpire militarmente Aviano? È distante 3 mila 700 chilometri dall’Italia. I missili iraniani hanno una gittata massima di 2 mila chilometri. Il problema è la destabilizzazione dell’area con i rischi conseguenti di allargamento del conflitto e la circolazione di eventuali schegge impazzite.
Il pericolo più concreto, dunque, è costituito da ipotetiche azioni terroristiche, ritorsioni verso obiettivi americani o israeliani. Per questo l’attenzione delle forze dell’ordine è alta, così come sorvegliate sono le infrastrutture strategiche: ripetitori, ospedali, sedi istituzionali, edifici o centri culturali religiosi, alcune fabbriche, stazioni ferroviarie (quella di Pordenone è da tempo presidiata per altri noti motivi) per fare qualche esempio. I servizi di sorveglianza ad Aviano e dintorni sono potenziati da mesi e da Cortina è rientrato anche il personale distaccato per le Olimpiadi.
Il 31° Fighter wing di Aviano è costituito da due squadroni di F-16: uno è impiegato in una esercitazione in Europa, l’altro si trova in Medio Oriente da mesi, per «esercitazioni».
Nelle ultime due settimane si è intensificato il ponte aereo tra la Base e l’area del Golfo, con un discreto movimento di C-17 e pure dei più capienti Galaxy.
Elevato il Defcon (livello di sicurezza antiterrorismo) il che vuol dire più controlli agli ingressi e all’interno, ma non divieto di uscire dal perimetro della struttura per il personale americano, chiamato comunque a segnalare ogni situazione sospetta. Il livello Charlie venne disposto nel 2013 (crisi in Siria), nel giugno scorso e durante il conflitto nei Balcani; il Delta, massima allerta, solo durante gli attacchi dell’11 settembre.
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