La vita in quartiere, gli allenamenti in handbike e l’aperitivo al bar: così Noventa Padovana ricoda Alex Zanardi
Era la sua vita prima del secondo tragico schianto. La famiglia: «Grazie per le testimonianze di affetto». I vicini: «Dopo l’incidente che aveva avuto in Toscana non lo avevamo più visto»

Un lungo muro bianco con le tegole sopra, e poi l’edera verde, che copre la cancellata d’ingresso. La villa della famiglia Zanardi è immersa nel verde all’inizio di uno stretto vicolo di via De Gasperi, a Noventa Padovana. Un quartiere residenziale che ieri mattina, dopo la notizia della morte dell’ex campione, ha visto la tranquilla routine di un sabato mattina interrotta dall’arrivo dei giornalisti e delle telecamere delle troupe televisive.
«Capiamo l’attenzione, ma questo assedio è inutile. Qui non c’è nessuno, vi prego di lasciarci stare. Non abbiamo nulla da dire».
Barbara Manni, la sorella di Daniela, moglie di Alex Zanardi, apre, per pochi secondi, il cancello dell’abitazione. Accanto a lei un amico di famiglia. Poche parole, poi il portone, di ferro pesante, si chiude alle sue spalle.
Poco prima, da un ingresso vicino, era uscita un’auto scura. Secondo qualcuno al volante c’era Niccolò, il figlio 27enne di Alex.
I vicini
A passeggiare, lungo il vicolo chiuso, Paolo Dalla Via, ex amministratore delegato della Mantovani spa, consigliere del Cenacolo di Padova, il club di cultura sportiva che tra i suoi soci onorari annovera proprio Alex Zanardi.
«Sono un vicino di casa di Alessandro - dice Dalla Via - Dopo l’incidente che ha avuto nel 2020 però non l’ho più visto. Prima sì; prima lo si vedeva sempre in zona. Andava a prendere lo spritz al bar e passava con la sua bici, l’handbike, anche a grande velocità mentre si allenava».
Zanardi aveva scelto la quiete di Noventa dopo il primo grave incidente avuto nel settembre 2001, durante una gara del campionato Cart al Lausitzring, in Germania. Da allora la famiglia si era stabilita nella villa, immersa nel verde di via De Gasperi.
Dove tutti descrivono la famiglia Zanardi come molto riservata, nonostante la notorità che circondava Alex.
L’omaggio discreto al campione
Poco prima di mezzogiorno dall’ingresso del vicolo compare un’utilitaria nera dalla quale scende una ragazza con in mano un mazzo di fiori, una rosa arancione e due gerbere, che appoggia sul cancello d’ingresso. Non è una parente, né un’amica della famiglia. Non vuole essere intervistata, spiega di avere saputo della scomparsa di Zanardi e di avergli voluto portare un fiore. Un piccolo omaggio che rimane addossato al cancello per qualche minuto prima di essere preso e portato all’interno dell’abitazione.
A confermare l’assoluta riservatezza in cui viveva la famiglia dell’ex campione, specialmente dopo il secondo drammatico incidente, sono diversi vicini di casa.
«Lui non lo avevo più visto dopo l’incidente che aveva avuto in Toscana sei anni fa - racconta un residente di via De Gasperi la cui abitazione confina proprio con quella della famiglia Zanardi - Prima di quell’episodio invece lo vedevo molto spesso; sia con la sua bicicletta sia passare in auto. Una persona sempre sorridente e molto educata, ci salutavamo, ma poi non c’erano rapporti».
«Ogni volta che lo incrociava - prosegue il vicino - rimanevo sempre colpito dal suo fisico. Era un atleta incredibile, nonostante quello che aveva dovuto sopportare dopo il primo incidente. Quanto è accaduto dopo è stato davvero troppo».
Di fatto, Zanardi, che nel 2017 aveva anche fondato l’associazione Obiettivo3 per portare tre atleti a partecipare alle paralimpiadi di Tokyo, dopo il tragico schianto avvenuto sei anni fa in Toscana, nella sua abitazione di Noventa Padovana era tornato solo per qualche breve periodo prima di essere trasferito, circa tre anni fa nella struttura dell’Oic, alla Mandria, dove venerdì sera si è spento.
Alex Zanardi, le venti foto che raccontano la vita del campione




















«Un esempio come padre», lo aveva ricordato così il figlio Niccolò qualche tempo fa.
Ieri proprio Niccolò e la mamma hanno fatto fanno sentire la propria voce nel pomeriggio attraverso un breve comunicato stampa in cui «desiderano ringraziare di cuore le tantissime persone che in queste ore hanno mostrato vicinanza e affetto».
«Questa è l’ennesima dimostrazione - ribadiscono infine la moglie Daniela e Niccolò nelle poche righe - di come Alex sia riuscito a trasmettere nel modo più profondo il suo fortissimo messaggio di vita». —
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