Tutto pronto per l’Adunata degli alpini 2026: a Genova attese 400 mila persone, ecco il programma
La 97esima edizione nel capoluogo ligure dall’8 al 10 maggio. Il motto sarà “alpini faro dell’Italia”

Appuntamento a Genova dall'8 al 10 maggio prossimi per la 97° Adunata Nazionale degli Alpini che vedrà la città invasa da oltre 400 mila persone. L'evento è stato presentato ufficialmente oggi, giovedì 9 aprile, a Palazzo San Giorgio e vivrà il momento più importante domenica 10 con la classica sfilata delle Penne Nere, 90 mila quelle attese, tra via XX Settembre e piazza della Vittoria.
«Per noi è una manifestazione bellissima, un'occasione enorme di visibilità per la città e per la Liguria, perché non saranno ospitati solo a Genova, ci sarà molto territorio della Liguria che sarà coinvolto-ha sottolineato il presidente di Regione Liguria Marco Bucci-. In aggiunta per noi c'è anche una ricaduta economica e quindi occupazionale, perché queste adunate hanno un effetto economico sul territorio importante».
La Cittadella sarà allestita ai Giardini Brignole con mezzi della Brigata Taurinense e della Protezione Civile mentre vi saranno mostre storiche a Palazzo Ducale, che ospiterà anche un convegno, e alla Borsa.
«Si ritorna dopo 25 anni e Genova praticamente raddoppierà i suoi abitanti- ha dichiarato la sindaca Silvia Salis-. E' una grande emozione e sarà un momento anche di grande visibilità per la città». Salis ha poi raccontato un episodio e lanciato un appello ai genovesi.
«Di loro ho un ricordo personale: 25 anni fa sono stati ospitati anche nel campo di Villa Gentile dove vivevo, quindi ho potuto respirare da vicino quella che è l'atmosfera e l'animo di questa adunata per questo li aspettiamo. Chiediamo alla città un po' di pazienza perché sappiamo che comporterà ovviamente dei sacrifici ma sono sacrifici che accogliamo con spirito di accoglienza».
«il motto sarà Alpini faro dell'Italia- ha raccontato il presidente nazionale dell'associazione Sebastiano Favero- che abbiamo scelto per dare quel senso di disponibilità che noi abbiamo insito nella nostra storia. Vogliamo portare un messaggio che è quello di far prevalere il 'noi' rispetto all'io: saper condividere, cioè stare insieme, ascoltare l'altro e dall'altro essere solidali».
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