Smutniak, 'in Mustang l'on the road della mia vita, tra speranza e manuale di felicità'

In gara alla Festa di Roma il documentario sul legame con il Nepal, scoperto con Taricone

(di Francesca Pierleoni) (ANSA) - ROMA, 19 OTT - Una storia "raccontata nell'arco di 23 anni, in strati che sono anche emotivi, perché sono partita in un certo modo e sono arrivata in un altro". Un "on the road vero e proprio, perché oltre al viaggio fisico, c'è quello della vita, che è un viaggio in sé". Così Kasia Smutniak descrive il suo nuovo documentario da regista, Mustang, presentato in gara alla Festa del Cinema di Roma e in sala dal 23 novembre con Fandango. L'attrice e regista esplora una parte importante della sua vita, il legame con il Mustang, regione nel nord est del Nepal, visitata per la prima volta nel 2003 insieme a Pietro Taricone, compagno di allora e padre di sua figlia Sophie. Il viaggio "era stato un'idea di Pietro, un giorno è tornato a casa dicendomi che avrebbe voluto tanto andarci e mi ha convinto" racconta Smutniak. Un luogo dove poi l'attrice e regista ha realizzato insieme a Kunzom Thakuri, una straordinaria donna del Mustang, conosciuta in uno dei suoi viaggi, una scuola, inaugurata nel 2016, che consente ai bambini di quella regione di proseguire gli studi senza dover abbandonare le famiglie. Il film non fiction, prodotto da Fandango in associazione con Luce Cinecittà con il contributo di Associazione Pietro Taricone, grazie al sostegno di Unione Buddhista italiana, fonde, attraverso straordinarie immagini dai video personali e di famiglia, viaggi in periodi diversi. A partire dal primo nel 2003 di Kasia Smutniak con Taricone, all'inizio della loro storia; poi il viaggio di Smutniak con la figlia Sophie, che allora aveva sei anni, nel 2010, anno della scomparsa di Taricone, e nel 2025, ritorno della cineasta (che ha continuato a ritornare spesso), in un momento particolarmente delicato per la scuola. Nel primo documentario, Mur (premiato ai David di Donatello), "ho raccontato le storie di persone che cercavano di salvare le vite di alcuni migranti nei boschi bielorussi. Lo facevano perché sembrava loro semplicemente la cosa più giusta da fare, e io, in un momento difficile che stiamo attraversando noi come umanità, mi sono aggrappata a quel gesto di speranza nell'essere umano - spiega Smutniak -. La stessa speranza c'è anche qui. Volevo farvi conoscere una filosofia e una comunità reale nella quale la felicità non è un concetto astratto, è qui ed ora. La mostro con questa scuola, questi bambini che nella loro quotidianità, con semplici gesti, tracciano una sorta di manuale della felicità". Smutniak ha sentito "l'urgenza nel racconto un po' per il momento difficile, di cambiamento, di trasformazione inevitabile che sta vivendo la scuola (a rischio chiusura, sia per i disastri climatici che per la diminuzione degli allievi, visto il sempre maggior numero di famiglie che emigrano, ndr). È qualcosa che stiamo cercando di accogliere imparando qualcosa di nuovo". Per l'attrice e regista, che ha anche un figlio, Leone, con il produttore Domenico Procacci, Mustang "in qualche maniera apre una porta ma è anche un cerchio che si chiude. È un film molto personale, ma quello è un elemento che cerco di mettere in tutto quello che faccio, qui è semplicemente più evidente". Voce narrante della storia è la figlia Sophie: "Un giorno i figli si alzano e sono grandi. Io me ne sono accorta quando ha deciso di compiere il primo viaggio in solitaria in Mustang, a 19 anni". La chiave del racconto per il film, alla quale l'attrice lavora dal 2013, "me l'ha fornito lei qualche settimana prima della partenza, chiedendomi 'dove è la telecamera di papà?' In quel momento mi sono resa conto di quale strada avrei potuto far prendere alla storia" sottolinea l'attrice. "Con Kasia ci sentiamo un po' come le madri di quegli 80 bambini nella scuola - dice Kunzom Thakuri parlando di ciò che hanno realizzato -. Speriamo di poterli continuare a spingere verso il loro futuro". Per il produttore Domenico Procacci, "questa è una storia che da un certo punto in avanti diventa anche la mia". È stato "un film molto difficile da realizzare", ma "sono veramente felice di come è venuto". (ANSA).

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