Russell Crowe, 'ho imparato molto dai momenti bui della mia carriera'

(dell'inviata Francesca Pierleoni) (ANSA) - VENEZIA, 11 SET - Oltre 15 anni di riprese e 18 milioni di piedi di pellicola girata (l'equivalente di oltre 5400 km). È il materiale da cui è nato il documentario What Love Builds, al debutto fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, autoritratto/confessione di Russell Crowe (anche in veste di regista), nel quale il premio Oscar esplora il modo in cui musica e recitazione nella sua vita siano interconnesse, raccontando il percorso con le sue band in giro per il mondo, ma lanciando in parallelo anche uno sguardo a tutte le sue scelte artistiche. "Ho fatto il film per rispondere a una domanda che mi viene costantemente posta, quali sono le differenze che vedo tra musica e la recitazione. What Love Builds mostra che per me non ci sono differenze, vengono entrambe dalla stessa fonte creativa" spiega al Lido l'attore. Il neozelandese Crowe, classe 1964, interprete di almeno una settantina di produzioni, fra piccolo e grande schermo, vincitore oltre che dell'Academy Award, fra gli altri di un Bafta, un Golden Globe e uno Screen Actors Guild, non cambierebbe "nulla della mia carriera artistica. Anche i momenti più bui in realtà, sono stati incredibilmente educativi, mi hanno insegnato moltissimo. Sono una persona estremamente felice, perché all'età di 62 anni ancora vengo richiesto, riesco a lavorare su progetti che mi appassionano. Fin dal mio primo film, che ho fatto non sapendo se ce ne sarebbe stato un altro, ho dato il massimo di me stesso, così come faccio sempre. Quando mi alzo alle quattro del mattino per arrivare sul set, ho la motivazione, la passione, la spinta a farlo, perché credo in quello che sto facendo, perché mi interessa l'argomento, mi interessa il personaggio e mi dispiace per quegli attori che invece sono costretti ad andare sul set per progetti in cui non credono. Io amo profondamente il mio lavoro, e adesso non vedo l'ora che scopriate il mio Ramírez (interpretato nel film originale da Sean Connery, ndr) nel nuovo Highlander, che è strepitoso, Billion Dollar Spy o Unabomber su Netflix". Rispetto al rapporto con Hollywood, "non penso di averlo gestito molto bene, ma è un aspetto che comunque è andato a mio vantaggio. Non sono guidato dalle stesse cose che guidano le persone appartenenti a quella cultura. Il mio humour a volte mi ha creato dei problemi, perché nel posto da cui vengo siamo abituati a chiamare le cose con il loro nome e questo non viene necessariamente apprezzato. Poi come attore posso leggere cento sceneggiature, ma faccio solo quelle in cui credo, che sento sulla pelle. Non è il modo giusto per costruire una carriera, ma è il modo migliore per me". Crowe, che nel 2027 sarà di nuovo in tour con il suo gruppo in Europa, dopo un nuovo accenno alle sue origini irlandesi e in parte anche italiane, scoperte di recente, si sofferma sulla gioia di avere il film alla Mostra: "Già mentre lo montavamo avevo detto che mi sarebbe piaciuto debuttasse qui - osserva -. Io partecipo a moltissimi festival in tutte le parti del mondo, ma quello più divertente e più bello è quello di Venezia. È caotico tanto quanto gli altri, però qui c'è un'attenzione, un'accoglienza da parte del pubblico che è diversa". Così, pur avendo avuto richieste anche da altri festival, "ho chiamato Gabriele Muccino e gli ho chiesto la mail di Barbera, per chiedergli se volesse vedere il film. Non potevo veramente aspettarmi un risultato più bello di questo, anche perché per me è un film così personale, così intimo... averlo qui è veramente la perfezione assoluta". Infine a chi gli chiede se abbia ancora sogni nel cassetto, risponde sorridendo: "Ne ho i cassetti pieni... ci sono ancora tante cose che voglio realizzare", ma allo stesso tempo, "cerco di trascorrere più tempo possibile con i miei figli, soprattutto in Europa, nei luoghi che amo, piuttosto che sui set". (ANSA).
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