Leila, 'nel buio dell'Afghanistan mi aggrappo alla scrittura'

L'oppressione dei talebani sulle donne nei suoi reportage su Radio Bullets

(di Roberta Celot) (ANSA) - NAPOLI, 03 MAG - Costretta a scrivere con uno pseudonimo per non farsi identificare dal regime dei talebani, racconta il dramma delle donne afghane attraverso Radio Bullets, il progetto giornalistico creato nel 2015 da Barbara Schiavulli, giornalista di guerra e scrittrice che ancora oggi lo dirige, e Alessia Cerantola con il sogno di ritrovare la qualità di un mestiere in cui indipendenza, competenza, passione e impegno siano alla base di una professione che dovrebbe essere garanzia per chi legge. Dalle pagine di Radio Bullets, con il nome di Leila Sarwari - 30 anni, studi all'università di Kabul, poi un master con l'ambizione mai realizzata di diventare una diplomatica - dà voce a chi non ce l'ha. Vive in Afghanistan con la sua famiglia, che mantiene grazie alla collaborazione con la testata digitale che le consente di esportare il dolore di chi è obbligato a subire un 'apartheid di genere'. La sua vita e i suoi sogni, come per tutte le donne afghane che hanno studiato o lavoravano o erano socialmente impegnate, si sono infranti il 15 agosto del 2021, quando i talebani hanno preso il potere instaurando un emirato islamico di stampo fondamentalista, isolandosi dal contesto internazionale e imponendo una drastica limitazione dei diritti, in particolare di donne e ragazze. Far sentire la loro voce è un modo per non dimenticarle. "La vita per una donna in Afghanistan non è solo difficile, è profondamente dolorosa - racconta Leila all'ANSA -. Molte delle nostre libertà ci sono state tolte. Le ragazze e le donne non possono andare a scuola, non possono lavorare. Le nostre scelte, i nostri movimenti, perfino i nostri sogni sono limitati. Viviamo in una realtà in cui tutto ci viene imposto, e essere donna spesso significa essere messe a tacere". "In questa situazione, quando non posso fare molto altro, scrivere - confessa - è diventata la mia unica forma di resistenza. Un modo silenzioso per difendere i diritti delle donne, mentre tante porte restano chiuse. Attraverso la scrittura cerco di aggrapparmi alla speranza, anche nel buio". Leila però intravede uno spiraglio di luce: "Credo che un giorno le donne in Afghanistan riusciranno a rialzarsi da questo dolore. Riconquisteranno la loro libertà e avranno i diritti che meritano, perché quei diritti sono sempre stati loro". Oggi, in occasione della Giornata internazionale della libertà di stampa, arriva l'annuncio di un riconoscimento al coraggio dell'informazione che Barbara Schiavulli ha voluto condividere con Leila: il Premio Pimentel Fonseca che viene conferito durante il Festival internazionale di Giornalismo civile 'Imbavagliati', dall'11 al 13 maggio prossimo a Napoli, ideato e diretto da Désirée Klain. Un premio dedicato a giornaliste e attiviste che si distinguono per la difesa dei diritti umani e la denuncia sociale, intitolato alla 'martire' giacobina della Repubblica Napoletana impiccata nel 1799. Leila non potrà essere nella città partenopea, troppo rischioso, ma si collegherà in video: solo una voce senza volto, coperto dal velo. (ANSA).

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