I media e la guerra, il racconto della complessità e la pace 'che non fa clic'

(ANSA) - ROMA, 12 MAR - I giornalisti abbassino la tensione, senza rincorrere ascolti e clic, dando spazio al racconto della pace; gli editori mettano in pausa la concorrenza, premiando le voci dissidenti nelle redazioni; la politica non operi solo nella logica della raccolta del consenso e lavori a sostegno di chi opera per la fine della guerra. Sono i tre appelli di Max Brod, giornalista Rai e ideatore di 'No Peace No Panel', iniziativa che ha come obiettivo favorire la partecipazione nel dibattito mediatico di rappresentanti della pace. Si è parlato anche di questo durante la conferenza 'Il ruolo dei media nel racconto della guerra', stamattina nella Sala dell'Istituto di Santa Maria in Aquiro del Senato, a Roma. "La guerra deve essere raccontata da un giornalismo libero e indipendente, e accanto al suo racconto deve esserci la voce delle ragioni della pace", ha commentato Dolores Bevilacqua, senatrice M5S. L'idea di 'No Peace No Panel' era stata promossa come atto di indirizzo in commissione di Vigilanza Rai, ma "è bloccata perché è bloccato" l'intero organo, come ricordato dalla sua presidente, Barbara Floridia (M5s). Il consigliere di amministrazione Rai Roberto Natale si è augurato che l'iter possa riattivarsi "dopo l'audizione dell'ad Rai, Giampaolo Rossi, calendarizzata per il 25 marzo". Tra le richieste annunciate da Brod, la realizzazione di parterre equilibrati, con interviste ai portavoce di pace, racconto di casi storici di mediazione (come per il ruolo della comunità di Sant'Egidio nella pace in Mozambico). E, ancora, rubriche sulla pace e non solo di analisi geopolitica, oltre al racconto dell'effetto dei conflitti sulla salute mentale o sul clima. Da Andrea Cozzo, professore dell'università di Palermo, è arrivato un invito a riflettere sul ruolo sociale del giornalismo e "raccontare gli orrori di tutte le parti, dimostrando che il vero nemico è la guerra stessa". Il rischio, ha dichiarato Tomaso Montanari, rettore dell'Università per stranieri di Siena, è che "il monopolio della geopolitica nelle trasmissioni di approfondimento si traduca in una tautologia descrittiva" dei conflitti, e il "messaggio che passa è che la realtà sia ineluttabile". (ANSA).
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