Giudice, 'discriminatorio bando Ministero Difesa che esclude stranieri'

(ANSA) - MILANO, 03 NOV - Per la prima volta "i cittadini stranieri potranno essere ammessi a svolgere attività lavorative alle dipendenze del Ministero della Difesa con mansioni quali quelle di cuoco, meccanico, assistente sanitario, informatico, edile e tecnici di vario genere". Lo comunicano le associazioni Avvocati per Niente, Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione e Cgil Lombardia, spiegando che il Tribunale di Milano ha dichiarato il carattere "discriminatorio" di un bando del Ministero della Difesa e in particolare di una clausola che prevedeva il possesso della cittadinanza italiana quale "requisito per partecipare al concorso pubblico per il reclutamento di 1.100 unità di personale non dirigenziale". Il dispositivo della sentenza della giudice Francesca Saioni della Sezione lavoro è stato depositato nei giorni scorsi. Il Tribunale ha ordinato al Ministero della Difesa di "modificare il bando, consentendo la partecipazione", per concorrere a posti di lavoro come assistenti, "fermi restando gli ulteriori requisiti previsti, anche ai cittadini dell'Unione europea e ai cittadini di Paesi terzi familiari di cittadini Ue, titolari di permesso di soggiorno per lungo soggiornanti o per protezione internazionale, nonché di fissare un congruo termine per la presentazione delle domande". Le domande per partecipare al concorso dovranno essere riaperte entro 3 giorni, "pena il pagamento di 100 euro per ogni giorno di ritardo". Si tratta di una pronuncia, spiegano le associazioni che avevano presentato il ricorso, "che riafferma il principio di parità di trattamento nell'accesso al pubblico impiego e conferma che il requisito della cittadinanza italiana può essere richiesto soltanto nei casi strettamente previsti dalla legge". E ancora: "Ci auguriamo che il Ministero della Difesa dia tempestiva esecuzione alla sentenza e che, d'ora in avanti, adegui stabilmente i propri bandi alle indicazioni della giurisprudenza, evitando l'introduzione di clausole discriminatorie". (ANSA).
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