Cortellazzo (Accademia della Crusca), 'Vannacci fa una chiara scelta comunicativa'

(ANSA) - ROMA, 21 LUG - "Noi oggi rappresentiamo lo scarto e la feccia, e siamo orgogliosi di esserlo...in Parlamento siamo una sporca dozzina, qui siamo i figli di nessuno e fierissimi di esserlo". Feccia, sporca dozzina e figli di nessuno: queste tre parole, contenute nel discorso di apertura di Roberto Vannacci all'assemblea costituente di Futuro Nazionale rappresentano, nell'analisi che ne fa il linguista e accademico della Crusca Michele A. Cortellazzo sul portale Treccani.it, una chiara scelta comunicativa. È la dimostrazione "che il nuovo movimento non fa solo slopaganda (Slopaganda, termine che unisce Ai slop e propaganda) - si spiega in una nota - per riprendere il neologismo entrato quest'anno nella Treccani per indicare la propaganda, anche politica, dall'estetica bizzarra, talvolta iperrealistica, caratterizzata da contenuti enfatici, violentemente polemici o viceversa imbonitori, che viene generata con costi molto bassi facendo ricorso all'Intelligenza artificiale ed è diffusa in modo virale dagli algoritmi dei social media. Proprio quei meme che il movimento sta utilizzando in questo periodo per veicolare messaggi virali a forte impatto emotivo". Secondo Cortellazzo quella di Vannacci "è una strategia precisa di appropriazione di queste parole: le svuota del loro potere offensivo rafforzando il senso di appartenenza al gruppo, perché suscita un senso di complicità e di identità oppositiva rispetto al mondo 'normale'. Trasforma la marginalità in blasone positivo e rivendica una posizione politica alternativa rispetto agli altri movimenti politici". Cortellazzo cita anche il sociologo Luigi Manconi per ricordare "che il termine figli di nessuno richiama il nome di una organizzazione antifascista, composta da comunisti e anarchici, che trattavano i fascisti con mezzi un po' rudi; e anche feccia riproduce un espediente letterario proprio dell'innologia comunista e anarchica". L'uso politico di feccia "potrebbe risalire, ma il condizionale è d'obbligo, a Mussolini che avrebbe dichiarato: 'i fascisti hanno salvato la Patria dalla violenza bruta della feccia sovversiva. Ma chi se non io potrò salvarla dalla violenza bruta della feccia fascista?'. Tracce sicure dell'uso dell'espressione nel periodo fascista arrivano da un articolo di 'Stampa Sera' del 12 agosto 1942". Di feccia, conclude Cortellazzo, "si è occupato recentemente anche Marcello Veneziani. Per il quale 'la feccia è emersa soprattutto sul terreno della politica travestita di populismo… e il blocco sociale di riferimento della feccia non è costituito da ceti produttivi, lavoratori o professionisti, operai o commercianti, dipendenti, salariati o partite iva; ma disoccupati e spostati, il popolo del reddito di cittadinanza. O quelli che furono definiti scappati di casa'. Una interpretazione, quella di Veneziani, ben diversa - si sottolinea - da quella impiegata dal leader di Futuro Nazionale". (ANSA).
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