Cirio, se nuova moschea Torino è simbolo di identità giusto approfondire

"Va bene se è uno spazio religioso per pregare"

(ANSA) - TORINO, 08 OTT - "Sono liberale e penso che la libertà di tutti vada garantita, specialmente quelle costituzionalmente protette come la libertà di credere in ciò che vuoi. Nello stesso tempo sono un'istituzione, per cui quando qualcuno chiede uno spazio per pregare chi vuole, credo che sia giusto e doveroso che glielo si riconosca; quando qualcuno, invece, dice di voler creare lì il simbolo più grande del Piemonte, o d'Italia o d'Europa, della sua identità e farlo diventare un riferimento per tutti, credo che sia giusto che le istituzioni non si occupino soltanto, ma si preoccupino di capire fino in fondo cosa accade in quello spazio". A dirlo, a proposito del progetto della nuova moschea a Torino, il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio. "Quindi - ribadisce a margine della firma della candidatura Unesco del Chilometro Quadrato della Carità - se è uno spazio religioso va bene, se è un simbolo di identità religiosa da rilanciare a livello internazionale, così come qualcuno, non tutti, ha voluto dipingerlo, credo che meriti un profondo approfondimento da parte della nostra istituzione regionale. Che non vuol dire limitare la libertà religiosa - precisa -. Ma, ripeto, se qualcuno vuol far diventare quello un simbolo internazionale di identità religiosa, per altro finanziato anche dal governo del Marocco, io sono contrario e penso che facciamo bene a preoccuparcene e a utilizzare gli strumenti normativi. E se possiamo andare a fondo e capire di più, lo dobbiamo fare - conclude -, e se possiamo limitarne questa caratteristica e farlo rimanere uno spazio dove uno può religiosamente pregare chi vuole, è giusto farlo". Nei giorni scorsi il vicepresidente della Regione Piemonte, Maurizio Marrone, ha annunciato una modifica della legge regionale urbanistica dopo il permesso di costruire rilasciato per la nuova moschea, con l'obiettivo di "fermare il Torinistan auspicato dal campo largo". (ANSA).

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