Caro affitti per studenti, aumenti di 150 euro al mese

Il ministero 'avanti sul Pnrr, lavoriamo per 60mila posti letto'

(ANSA) - ROMA, 30 AGO - E' caro affitti nelle grandi città ma anche in quelle minori, con prezzi proibitivi che rendono un lusso il diritto allo studio. A lamentarsi sono i diretti interessati, gli studenti, secondo i quali quest'anno, a fronte di una domanda stabile, i prezzi delle camere singole sono passati da una media di 461euro a 613euro: +152 euro al mese, "frutto - dicono i ragazzi - di pura speculazione resa possibile anche dall'assenza di politiche abitative". E' vero però che il ministro dell'Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, non demorde e punta al raggiungimento del target di 60mila nuovi posti letto negli studentati da avviare o completare entro giugno 2026. Proprio in questi giorni il bando Pnrr sta raggiungendo le 60mila candidature per la costruzione di altrettanti posti letto, un dato che già non contiene le candidature bocciate, altrimenti sarebbe ovviamente molto più alto. Di queste 60mila candidature, alcune sono già state validate e sono in corso i lavori, altre sono in attesa di completare l'iter amministrativo di approvazione, altre sono in uno stato di valutazione precedente. Inoltre, dopo l'ultimo scorrimento del V bando della legge 338 (che prevede il finanziamento al 75% da parte del ministero dell'Università per gli studentati, il restante in capo a università o enti regionali del diritto allo studio), sono stati distribuiti - dal 2023 - circa 805 milioni per finanziare quasi 8.500 posti letto. Sul fronte prezzi, secondo l'ultimo rapporto di Immobiliare.it, Milano guida la classifica con 732 euro al mese per una singola, seguita da Bologna con 632 euro, Firenze 606 euro e Roma 575 euro. Gli aumenti più forti si registrano a Trento, dove si passa da 381 a 544 euro (+163 euro, +42,78%), Modena da 385 euro a 506 euro (+121 euro, +31,43%) e Brescia da 399 euro a 519 euro (+120 euro, +30,08%). "La media di 613 euro per una stanza singola mette in evidenza un tema che l'Udu ha sempre rivendicato: l'esigenza di un reale investimento in politiche abitative che mettano al centro la residenzialità pubblica anziché incentivare quella privata, che necessariamente specula sui bisogni concreti di studenti e studentesse. L'abitare è un diritto, non un lusso. E studiare sta diventando un lusso, il Governo non può continuare a ignorare un problema così ingombrante", sostiene Alessandro Bruscella, coordinatore nazionale dell'Udu, l'Unione degli universitari. In un rapporto della scorsa primavera, l'Udu sosteneva che, a fronte di circa 900mila studenti (ma per il ministero dell'Università sono la metà), i posti letto pubblici a disposizione sono attualmente meno di 50mila e che il costo degli affitti, negli ultimi 3 anni, è cresciuto del 38%. (ANSA).

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