'A Gaza un anno dopo il cessate il fuoco la guerra non è mai finita'

(ANSA) - ROMA, 05 OTT - A un anno dal cessate il fuoco, a Gaza la guerra continua a pesare sulla vita quotidiana. Quasi due milioni di palestinesi sono stipati in circa un terzo del territorio, gli spostamenti restano limitati, i beni essenziali sono difficili da reperire e la ricostruzione non è ancora iniziata. A raccontare cosa significa vivere oggi nella Striscia è Shurouq, 32 anni, operatrice di Save the Children a Gaza. Shurouq - nome di fantasia per difendere la sua identità - ha perso il marito nelle prime settimane di guerra, e insieme alla figlia di quattro anni, Karmel, è stata costretta a sfollare più volte. "Un anno fa ci dissero che la guerra era finita quando fu dichiarato il cessate il fuoco. Ma per noi, non sembra affatto che la guerra sia finita." Nel suo racconto trovano spazio le famiglie che ancora vivono nelle tende, la scarsità di elettricità e le difficoltà di accesso alle cure. Per migliaia di pazienti, spiega, uscire da Gaza resta una questione di vita o di morte, mentre mancano materiali edili e non ci sono soluzioni rapide. "Lungo la strada per andare al lavoro ci sono tende di fortuna che resistono da oltre due anni. Le famiglie che vi abitano hanno sopportato caldo estremo, forti piogge, venti impetuosi, bombardamenti". La guerra ha lasciato segni profondi anche sui bambini: "Oltre il 98% delle scuole è stato distrutto e molte di quelle rimaste sono diventate rifugi". Negli Spazi a misura di bambino, racconta Shurouq, i più piccoli possono tornare a giocare, ma anche quella normalità ha oggi una forma diversa: "La felicità dei bambini era travolgente: sembravano aver scoperto un mondo delle meraviglie! Ma quel mondo delle meraviglie era una tenda." Poi c'è la sua normalità, quella Shurouq e di sua figlia. Con la bimba continua a vivere nella paura e reagisce ai rumori che le ricordano la guerra. Ed è nella sua esperienza personale che riassume il bilancio di questo anno: "È passato un anno dal cessate il fuoco. Ma mia figlia è ancora senza padre. La mia casa è ancora un cumulo di macerie. La città dove ho trascorso tutta la vita è diventata un luogo che fatico a riconoscere." (ANSA).
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