Zorro inaugura Le Giornate del Muto a Pordenone: un mito che continua fino a oggi

A Pordenone il festival apre con Don Q, Son of Zorro, con Douglas Fairbanks. Il New York lo classificò tra le migliori opere dell’anno

Carlo Gaberscek
Douglas Fairbanks protagonista del film
Douglas Fairbanks protagonista del film

 

Il personaggio di Zorro, il misterioso cavaliere mascherato (in realtà il nobile spagnolo Don Diego de la Vega) che nella California dell'inizio dell'Ottocento difende la gente comune e la popolazione indigena dai funzionari corrotti e dai fuorilegge, avvalendosi di una maestria eccezionale con la spada e con la frusta, indossando un caratteristico costume nero, è creato nel 1919 da Johnston McCulley, scrittore americano di narrativa pulp.

Il cinema si impadronisce subito di questo personaggio, che diventa famosissimo con il film “The Mask of Zorro” (“Il segno di Zorro”) del 1920, diretto da Fred Niblo e interpretato da Douglas Fairbanks (1883-1939).

Ne nasce un mito cinematografico che continua fino ad oggi, alimentato da una quarantina di produzioni, non solo americane, ma anche italiane, spagnole, francesi, che hanno dato vita pure a immaginarie parentele, figli, figlie, nipoti, cugini di Zorro, e sono state il modello per altri supereroi mascherati con doppia identità come The Lone Ranger e Batman.

Dopo il grande successo di “The Mask of Zorro”, il celebre attore Douglas Fairbanks, che era anche produttore, nel 1925 realizza un sequel intitolato “Don Q, Son of Zorro”, che, più che sulle opere di Johnston McCulley, è liberamente ispirato al romanzo “Don Q's Love Story”, pubblicato nel 1909 dall'inglese Hesketh-Prichard (1876-1922), eccentrica figura di giocatore di cricket, esploratore, tiratore scelto e anche scrittore. Nel 1921 la vicenda di “Don Q's Love Story”, il cui protagonista è Don Quebranta Huesos, un nobile spagnolo simile a Robin Hood, è portata anche sul palcoscenico a Londra.

Il romanzo viene rielaborato, sfruttando la grande notorietà del nome Zorro, dagli sceneggiatori Jack Cunningham e Lotta Woods per il film “Don Q, Son of Zorro”. Pubblico e critica accolgono la pellicola con entusiasmo e il New York Times la classifica tra le dieci migliori opere dell'anno. Il protagonista è il giovane Don Cesar de la Vega, interpretato dal quarantaduenne Douglas Fairbanks, che nel precedente film aveva ricoperto il ruolo di suo padre, Don Diego de la Vega (ovvero Zorro).

Il figlio di Zorro viene mandato in Spagna per continuare i suoi studi e imparare le tradizioni della sua patria. Ben accolto dalla corte reale, si innamora della bella Dolores de Muro (Mary Astor), attirandosi la gelosia di Don Sebastian, membro della Guardia della regina, che lo coinvolge in un caso di omicidio con la falsa accusa di aver assassinato un arciduca austriaco in visita alla corte.

Per sfuggire alla cattura, Don Cesar, dopo aver inscenato un finto suicidio, si nasconde tra le rovine del castello di famiglia, dove adotta l'identità del fuorilegge Don Q per smascherare i veri colpevoli.

Rispetto al film di Zorro del 1920, uno dei caratteri originali di questo sequel è rappresentato da un maggior uso della frusta, che, dopo settimane di esercizi ed allenamenti, Douglas Fairbanks dimostra di saper gestire con grande precisione ed abilità acrobatica.

Nel nuovo film la frusta diventa un'arma distintiva del protagonista, affiancandosi alle abilità ginniche e come spadaccino già viste nel film precedente. Una presenza così iconica della frusta si ritroverà molti decenni dopo nei film di Indiana Jones. Il personaggio di Don Sebastian, il cattivo, è interpretato da Donald Crisp, che lavorò nel cinema per più di mezzo secolo, a cominciare dal 1911 come assistente di Griffith, poi come regista nel periodo del muto. Ma fu in qualità di attore che raggiunse la celebrità come interprete di pellicole di vari generi: cappa e spada, avventura, western, drammi.

Il nuovo restauro di “Don Q, Son of Zorro” è del Danske Filminstitut di Copenaghen e la partitura del compositore sloveno Andrej Goričar – commissionata dalla Slovenska Kinoteka, partner dell’evento – è presentata in anteprima assoluta nell’esecuzione della RTV Slovenia Symphony Orchestra diretta dallo stesso Maestro Goričar.

 

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