The Kolors a Lignano: «Il nostro dna è funk»
La band oggi sul palco dell’Arena Alpe Adria per Lignano Sunset Festival. Stash: «Avevamo giù suonato qui, siamo felici di tornare da queste parti» Con Del Sal a Sanremo? «Fu il primo a registrare nello studio di mio padre»

«Avevamo già suonato a Lignano, che è diventato il posto preferito del nostro batterista, per cui siamo molto felici di tornarci». The Kolors, protagonisti indiscussi del pop italiano con successi sanremesi e non, saranno sul palco dell’Arena Alpe Adria per Lignano Sunset Festival oggi, giovedì alle 21, organizza Zenit in collaborazione con Città di Lignano Sabbiadoro, Regione e PromoTurismoFvg. The Kolors nascono nel 2009 a Napoli (si trasferiscono poi a Milano, inizialmente per frequentare l’Università), dai cugini Antonio “Stash” Fiordispino alla voce e chitarra e Alex Fiordispino alla batteria e percussioni con il bassista Dario Iaculli, salgono alla ribalta nel 2015 trionfando alla quattordicesima edizione del talent show “Amici” di Maria De Filippi, concorrenti nella squadra capitanata dalla popstar monfalconese Elisa.
Stash, ha qualche ricordo particolare legato al Friuli Venezia Giulia?
«Le giornate che abbiamo trascorso a Monfalcone con Elisa a ridosso del suo matrimonio rimangono nella memoria, era tutto abbastanza carico emotivamente, per cui mi ricordo bene».
Che cosa state proponendo con l’attuale “The Kolors Live 2026 Tour”?
«Cerchiamo di raccontare un po’ tutte le fasi della nostra band, è un’esperienza in cui ci si gode un pizzico di leggerezza, magari cantando a squarciagola qualche hit che è uscita negli ultimi anni ma allo stesso tempo, secondo me, arriva anche il nostro dna da band funk, ci sono tanti momenti di jam session sul palco, di improvvisazione, è proprio una festa. Durante il live si percepisce, e i riscontri che ci arrivano lo confermano, che è un periodo positivo».
Non solo tormentoni?
«È bello cantare tutti insieme le varie “Italodisco”, “Un ragazzo una ragazza”, “Tu con chi fai l’amore” però se durante quelle versioni live ci avverti pure una consapevolezza dal punto di vista strumentale, diventa interessante anche per chi è lì per sentire non solo la hit. Una delle cose positive dei social è che danno un feedback veloce sul concerto e magari questo ci è servito negli anni scorsi ad aggiustare il tiro sulle scalette».
E quali sono i pareri che il pubblico vi comunica?
«Il comune denominatore è lo stupore per il fatto che siamo una realtà pop, ma si sente il background, cioè che lo facciamo con cognizione di causa, da musicisti, e questa per noi è una medaglia non da poco. Avere solamente il momento hit come culmine non è al 100% quello che ci farebbe stare felici, invece succede esattamente il contrario, le persone apprezzano e conoscono dei pezzi che magari non sono andati primi in classifica, che però dal vivo hanno qualcosa di diverso».
Avete quasi pronto il quarto disco, quando uscirà?
«Ancora non c’è la data, pensiamo che questo album sia il più importante per noi, perché arriva dopo un percorso fatto di singoli che sono andati molto bene nel corso di questi tre o quattro anni, da “Italodisco” ma già da “Pensare male” con Elodie che andò primo in classifica radio. Abbiamo concluso le registrazioni, adesso c’è un lavoro di scelta dei singoli, la finalizzazione, il mastering per noi è di un’importanza notevole, andiamo a Londra da Mike Marsh a fare otto giorni di mastering come si usava negli anni ‘80».
Intanto è uscito il singolo “Rolling Stones” che evidenzia una vostra attitudine rock’n’roll.
«Sebbene non scritta per fare i numeroni, ha toccato il numero 1 per più settimane in radio, era veramente un brano che doveva essere di passaggio, non per forza una puntata sul singolo estivo e invece puntualmente, quando fai le cose senza troppi programmi, alla fine vengono premiate».
L’anno scorso a Sanremo avevate duettato con Sal Da Vinci, che quest’anno poi ha vinto il festival. Lei lo conosceva fin da piccolo vero?
«Quando hai un papà musicista, che creò un polo di studi di registrazione nella zona nord di Napoli, li becchi tutti. Mi ricordo che mi emozionai tantissimo quando vidi Pino Daniele scendere le scale dello studio dove io trascorrevo ogni pomeriggio, per me era incredibile. E Sal Da Vinci fu il primo a registrare nello studio di mio padre, ero piccolissimo ed è stato veramente tenero portarlo sul palco di Sanremo nel 2025, immagino mio papà che assiste a quella scena emblematica».
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto








