Se la tradizione esce dagli schemi premio Hystrio a Marta Cuscunà

laura pigani
Un altro riconoscimento per la monfalconese che a teatro contamina la tradizione. Marta Cuscunà, drammaturga, regista e attrice ha vinto l’Hystrio 2019 per la categoria “Altre muse”: lo riceverà ufficialmente lunedì a Milano, al teatro Elfo Puccini.
Il premio, promosso dall’omonima rivista e arrivato all’edizione numero 29, comprende diverse sezioni che spaziano in tutti gli ambiti di cui si ciba il teatro. Vanno dall’interpretazione alla regia, dalla drammaturgia alla valorizzazione del linguaggio del corpo, dalla progettualità alle compagnie emergenti. Fra i nomi scelti c’è, appunto, quello di Marta. «Hystrio è una rivista prestigiosissima – commenta Cuscunà, di casa a Udine – e non potevo sperare di meglio. Mi fa piacere che, tra i premiati, ci sia anche il Teatro dei Gordi, di cui fa parte anche Sandro Pivotti, con il quale ho iniziato a Monfalcone».
Il riconoscimento è legato alla sua trilogia sulle resistenze femminili – “È bello vivere liberi!”, “La semplicità ingannata” e “Sorry, Boys” – dove ha messo in campo la sua particolare visione, che al classico teatro visuale fonde tecniche teatrali innovative. Insomma, Marta è una abituata a rompere gli schemi. E questo non passa inosservato. «Non conosco ancora la motivazione del premio, ma la categoria “Altre Muse” calzava a pennello con le mie performance – prova a inquadrare la vittoria – perché lavoro su drammaturgia, linguaggio del teatro visuale e interpretazione».
La sua è stata una formazione varia. E, a volte, differenziare aiuta a sopravvivere. In campo economico-finanziario certamente, ma è così anche in quello teatrale. La versatilità è merce sempre più rara, di questi tempi. Marta questo lo sa. «Studiare recitazione in modo classico e avere la possibilità di sperimentare drammaturgia e il mondo del teatro dei pupazzi – dice – è stata la mia arma vincente». Una palestra iniziata alla scuola di Joan Baixas, maestro del teatro contemporaneo: esperienza che lei bolla come «fondamentale».
Felice di ricevere l’Hystrio, lo condivide moralmente con chi ha contribuito al suo successo. «La fortuna dei miei progetti – precisa Cuscunà – va spartita con le mie scenografe Belinda De Vito, Elisabetta Ferrantino e Paola Villani e con l’udinese Marco Rogante, con cui lavoro da più tempo, visto che dal 2009 mi assiste alla regia ed è responsabile dell’esecuzione luci e audio».
La poliedrica artista, impegnata ultimamente a teatro con “Il canto della caduta”, per la prossima stagione punta a far girare lo spettacolo «anche all’estero». Sta già pensando a un altro soggetto, ma per portare in scena un nuovo lavoro bisognerà attendere. «Ho appena avviato la parte di ricerca – confida –, ma le tempistiche delle mie produzioni sono lunghe, si parla di un paio d’anni». Fatti due conti, non se ne parla prima della stagione 2020-2021. —
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