Mezzo secolo di Jethro Tull: «Venite nell’era d’oro del rock»

Majano, il leader della band Ian Anderson presenta l’atteso concerto di domenica 28 luglio. Cavalcata dentro una carriera sterminata per farsi conoscere anche dai più giovani

MAJANO. Prosegue il tour mondiale che celebra i 50 anni dei Jethro Tull, leggendaria band capitanata dall'indiscusso leader e fondatore Ian Anderson. Domenica 28 luglio, l’unica data in Friuli, organizzata da Zenit srl in collaborazione con Regione Friuli Venezia Giulia e PromoTurismo Fvg, nell’ambito del Festival di Majano (alle 21.30, informazioni e punti vendita su www.azalea.it).

Il concerto si preannuncia memorabile, con tutti i successi della band: dal disco “This Was” del 1968 fino ai giorni nostri.

È lo stesso Ian Anderson a raccontare quanto succederà sul palco: «Sarà soprattutto una retrospettiva dei nostri 50 anni di carriera, dedicata a chi ci segue da tempo. Ma anche chi ci ha scoperto solo recentemente avrà modo di venir attirato dall’era d’oro della musica rock, segnata anche dall'influenza dei Jethro Tull».

Il suo nome e quello della band sono indissolubilmente legati da sempre...

«Tutto fu sostanzialmente dettato dal caso. All’inizio stentavamo a ottenere ingaggi e per poter fare nuove serate dovevamo spesso fingere di essere un’altra band. Quindi, su suggerimento del nostro agente di allora, cambiavamo settimanalmente nome alla formazione e a volte capitava che suonassimo in un locale senza neanche sapere come ci saremmo dovuti chiamare».

Fino a quando?

«Finchè nel 1968 un nostro concerto al Marquee club di Londra fu apprezzato dal gestore del locale, che ci invitò a tornare. Così la band dovette tenere il nome della settimana precedente: “Jethro Tull”, ispirato a un agronomo del 1600».

È mai accaduto che qualche ex componente abbia cercato di impossessarsi del marchio?

«Ovviamente in 50 anni qualche problema con alcuni vecchi membri del gruppo c’è stato, al punto che nell’aprile del 2014 avevo annunciato che avrei continuato l’attività a nome personale. Ma in molti mi hanno convinto a tenere fede al lavoro fatto come Jethro Tull».

Come spiega il segreto della sua longevità artistica e della sua creatività?

«Non ci sono segreti. Solo perseveranza e tanta volontà, anche se spesso dico che vorrei lavorare solo tre giorni a settimana per poi dedicarmi alla famiglia e ai cani, ma non sempre ci riesco».

Nella nostra regione è molto apprezzata la cantante e flautista slovena Tinkara, che ha in lei un maestro. Potremo vederla sua ospite sul palco di Majano?

«Di norma ogni concerto è preceduto da un’attività di ricerca suoni, prove, scalette che corrispondono a video proiezioni e ben poco è lasciato all’improvvisazione. Nel film “A star was born” c'è una scena (quando Lady Gaga sale sul palco e si mette a cantare in duetto, senza mai aver provato prima) praticamente impossibile al giorno d'oggi. Ma con Tinkara c’è una certa complicità musicale e ci sono stati tanti momenti di condivisione di palchi, quindi... chissà?!».

Il fan-club “I Tulliani” ha apprezzato moltissimo quando ha cantato con Tinkara alcune parole in italiano... una vera rarità per i collezionisti. Cosa ricorda di quel featuring?

«Come quasi tutti gli inglesi, anch’io sono puttosto pigro nell'esprimermi in altre lingue. Forse anche perchè l’inglese è una lingua universale ed è quella con la quale si esprimono tutti i politici a Bruxelles, almeno prima della Brexit. Ma nel caso della canzone con Tinkara, trattandosi di un progetto con fini umanitari, mi sono lasciato convincere e forse non è andata poi così male». —


 

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