Le ultime lettere di Dordolo il “partigiano innamorato” fucilato a Tarcento nel 1945

Sarà presentata venerdì, alle 18, nella biblioteca di Tarcento, la nuova pubblicazione di “Piccole storie”, il Laboratorio di storia contemporanea del liceo scientifico Marinelli di Udine. Valerio Marchi dialogherà con Marcella Zampieri, la docente che ha curato il lavoro, e con Matteo Dordolo e Luca Iob, gli studenti “ricercatori” che hanno studiato le lettere inedite d’amore di Bruno.

Valerio Marchi

«Amare, fare figli, invecchiare su di una terra senza padroni e ingiustizie»: erano queste le «gioie di un uomo libero» che il giovanissimo Bruno Frittaion di San Daniele, classe 1925, avrebbe voluto vivere assieme alla fidanzata Edda Venchiarutti. Ma il loro amore «timido e inquieto» fu spezzato sul nascere: arrestato per la delazione di una spia, Bruno venne fucilato a Tarcento, il 1° febbraio 1945 assieme ad altri partigiani. L’introduzione al prezioso volumetto intitolato “Quando anch’io potrò dire di avere una fidanzata? La storia di Bruno, partigiano innamorato” è di Angelo Floramo, il regista del Laboratorio del liceo, commosso come tutti noi nel ripercorrere la storia di un ragazzo fra i tanti che «seppero scegliere da che parte stare».

Nella biblioteca Guarneriana, di cui Floramo è consulente e collaboratore scientifico esterno, gli eredi di Bruno Frittaion depositarono nel 2015 i documenti sui quali principalmente si basa la pubblicazione. Il Laboratorio si è distinto già lo scorso anno con il libro “Eroi in ombra”, in cui sono pubblicati diari e documenti inediti di nonni in guerra.

Dopo l’armistizio Bruno Frittaion, al quale nel 1992 è stata riconosciuta la medaglia di bronzo al valor militare alla memoria, entrò a far parte, con il nome di battaglia “Attilio”, del battaglione Pisacane della brigata Garibaldi Tagliamento. Poi, dopo aver operato per alcuni mesi nelle Prealpi fra Castelnuovo e Clauzetto, dall’estate del 1944 fu Commissario politico di distaccamento nel battaglione Silvio Pellico, nella zona di San Daniele. Dopo il proclama Alexander e la fine della Zona Libera della Carnia Bruno proseguì la lotta armata nella clandestinità sino all’arresto, a fine novembre. Subì pesanti interrogatori e torture.

Tre lettere a Edda del gennaio 1945, precedenti alla sentenza di condanna a morte e pubblicate ora per la prima volta, sono straordinarie testimonianze di umanità, di forza, di amore. Altre due missive del 31 gennaio, scritte da Bruno dopo essere venuto a conoscenza della sentenza, apparvero invece per la prima volta il 6 maggio 1945 sul quindicinale della Brigata Silvio Pellico.

«Le lettere di Bruno – scrive la professoressa Zampieri – sono piene di attesa, di desideri, di progetti e di dolore angosciato, certo, ma mai disperato»: la storia del ragazzo ha portato ad approfondire altri aspetti della Resistenza come la stampa clandestina, l’assistenza dei civili ai treni dei deportati e il ruolo della Chiesa e dei sacerdoti anche attraverso interviste ai bambini di allora, che oggi ricordano emozionati.

Come osserva Floramo, questo «frutto di una ricerca storica di studenti giovani e attenti è il modo più bello per onorare la memoria di Bruno». —



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