La memoria delle montagne friulane in tre nuovi libri: storia, cultura e sentieri da riscoprire
Dalla Via Iulia Augusta alla Val Raccolana fino ai pionieri dell'alpinismo in Val di Gorto: tre volumi preziosi per promuovere un turismo lento e consapevole.

Le nostre montagne sono uno scrigno di cultura e culture. E proprio la montagna e i montanari come espressione di una civiltà peculiare - a volte attraversata dalla grande Storia, spesso ricca di piccole storie, manufatti, reperti archeologici e artistici, antiche vie di comunicazione, sentieri, esplorazioni verticali -, sono al centro di tre libri preziosi appena pubblicati. Ciascuno affronta una porzione di territorio differente delle nostre terre alte, indagato con accuratezza e passione: l’alta Val di Gorto, la Valle del But (o Canale di San Pietro) con il Passo Monte Croce Carnico e la Val Raccolana.
Diversi per impostazione ed argomenti, hanno in comune alcuni aspetti: sono frutto di un lavoro di indagine e ricognizione indipendente e pluriennale e sono il risultato sia di rigorose ricerche d’archivio e bibliografiche sia di esperienza effettuato sul campo. La pubblicazione quasi simultanea dei tre volumi può essere letta quale segnale dell’importanza del patrimonio culturale alpino, stratificato come un palinsesto e che va attualizzato per evitare un presente di fruizione della montagna come mero luogo di consumo veloce, predatorio e talvolta ignorante.
Hannes Guggenberger è autore del ponderoso Via Iulia Augusta. Storia e storie. Un libro per chi ama ripercorrere il passato, con prefazione di Angelo Floramo e testi in tedesco e italiano affrontati (le traduzioni sono di Annarita Busato e Helga Pöcheim editore Mohorjeva/Hermagoras, pp. 398, €36), un’indagine approfondita attraverso 6000 anni, della storia del collegamento tra gli attuali territori di Carnia e Carinzia attraverso il Passo Monte Croce Carnico, visti attraverso la lente del viaggiatore/studioso poliglotta che ha esperienza di entrambi i versanti e le nazioni. La Via Iulia Augusta, denominata così nell’Ottocento, era l’importante asse viario tra il Mare Adriatico e l’antica regione del Norico attraverso le Alpi Carniche, interpretate non come barriera fisica o cesura ma come ponte tra culture, popolazioni, visioni che vanno riscoperte oggi per una fruizione turistica più lenta, puntuale, umile e gratificante. Il volume racconta la Via attraverso millenni di storia, tracce archeologiche dell’uno e dell’altro versante, monumenti religiosi, viaggiatori del passato come Venanzio Fortunato (VI secolo) e Paolo Santonino (XV secolo), i Veneti antichi, i Celti, i Romani, le antiche città Iulium Carnicum (Zuglio), Gurina, Aguntum e Teurnia, santi e martiri dell’epoca della cristianizzazione, pellegrini, casari e cramàrs, tracce linguistiche nella toponomastica e negli oronimi.
Fabio Paolini ha scritto Val Raccolana (Cjanâl) e Sella Nevea (Nevee) escursioni e un po’ di storia (Guarnerio Editore/ Edizioni La Chiusa, pp. 383, €24), capillare lavoro di indagine degli archivi parrocchiali e di testimonianze orali che viene modestamente presentato come guida escursionistica, ma che in realtà cela una ricognizione completa e minuziosa di secoli di storia della valle. Quella valle spesso definita “Val Magre” per il poco sole che riceve e i pochi spazi orizzontali o addirittura “Cjanal dal De Profundis” o, nelle parole di monsignor Carlo Della Mea, “Orrido orror dell’orridezza orrenda”, viene restituita attraverso ogni luogo, manufatto, sentiero o paese, dal fondovalle fino ai più ripidi pendii della fienagione e della caccia, quale prezioso patrimonio.
Infine, un unico volume raccoglie i due testi degli studiosi locali Adelchi Puschiasis (1955-2024) Collina e l’alpinismo. Alpigiani dell’Alto Gorto nell’epoca semieroica dell’alpinismo e Enrico Agostinis Pietro Samassa. Un montanaro carnico fra Ottocento e Novecento fra quotidianità e alpinismo. L’umana riabilitazione di una guida e alpinista maudit (pp.102, €15), per merito di quest’ultimo, testi che offrono una lettura contestualizzata e articolata di un momento fondativo della storia dell’alpinismo dei pionieri in uno dei luoghi più significativi della montagna carnica: un tema trattato ampiamente dallo scomparso Puschiasis spaziando dalla demografia all’economia alle vie di comunicazione per arrivare alla culla dell’alpinismo in Carnia e al ritratto di una guida alpina di grande valore.
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