Intelligenza artificiale: a Pordenone nasce il primo libro di poesie
A firmare l’opera Vincenzo Della Mea che ha usato GPT-2. Il computer ha analizzato 12 mila liriche, poi ha creato

La notizia c’è, eccome. Andiamo per ordine. Stiamo parlando di poesia e di una collana, “La Gialla”, che festeggia proprio qui a pnlegge 2023 il suo decennale.
Il numero uno di “Samuele Editore”, Alessandro Canzian, ha impilato sul tavolo della sala stampa i sei nuovi titoli editi in collaborazione con pordenonelegge: Terra dei ritorni, di Alessandro Anil, Clone 2.0 di Vincenzo Della Mea, Escariota di Giuseppe Nibali, Corpi solubili di Mario De Santis, Icaro grida in un cielo di creta, di Martin Rueff e Silenzi a più voci, di Tina Volarič. Ma non siamo ancora arrivati alla notizia che vi abbiamo promesso.
Lo scopo del progetto è dare voce, come si dice, agli autori che occupano un posto di rilievo della scena poetica contemporanea. Testimonial, e quale migliore?, è il direttore artistico del festival Gian Mario Villalta gran sostenitore, e celebrato autore, della raccolta che si fa riconoscere per il giallo intenso che sprigiona l’opera intera con qualche disegno geometrico per fissare lo sguardo. Poi è tempo di sfogliare.
«Non è mai facile la scelta — spiega Canzian — in quanto i talenti di certo non mancano e quindi, ogni tanto, ci tocca cozzare contro dolorose rinunce».
Ed eccoci al dunque.
“La Gialla” può fregiarsi di una unicità: ovvero aver edito il primo volume in Italia di poesie “scritte” dall’intelligenza artificiale. A firmare l’opera è Vincenzo Della Mea, professore associato d’informatica all’università di Udine. Ha pubblicato varie raccolte, fra cui L’infanzia di Gödel e Algoritmi. Per Clone 2.0 Della Mea ha usato GPT-2 prima “addestrandola”, come è scritto nel risvolto di copertina, introducendo circa 12 mila poesie (ma anche testi d’informatica e di neuroscienze) lasciandola poi libera di creare.
La seconda fase è stata eliminare da questa super produzione le poesie che avevano troppi debiti o errori grammaticali, tramite dei software progettati dallo stesso autore e, infine, scegliendo tra le rimanenti secondo il gusto di Della Mea.
Apriamo il libro a pagina 31. Non c’è titolo. «La tua presenza è un’assenza di te che mi chiedi? Dai tuoi occhi mancati, dalle tue labbra pensate e non dette. Sul tuo corpo sarà il mio nome». Ne volete un’altra?
Eccola.
A pagina 45: «A un tratto, forse, la prima volta. E io vado avanti e il mio nome è così grande. Ancora mi sento in ascolto improvvisa una luce d’alba che avanza sul fianco dicendo come si chiude il primo sole».
Il ragionamento è intrigante perché esplora un futuro nemmeno tanto lontano, rievoca il cult cinematografico “Blade Runner” e le sue macchine e stimola il dialogo sul rapporto fra noi e chi abbiamo plasmato. Ci potrebbe essere un rischio di ribellione delle creazioni come in certi film? Per adesso ci godiamo i benefici, al resto ci penseremo più avanti.
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