Il divulgatore scientifico Fartade a Lignano: «Il web non è lo specchio del mondo»
Lo youtuber e Lercio ospiti il 26 settembre in piazza D’Olivo: «Le notizie farlocche sono sempre esistite, bisogna imparare a distinguerle». Le apparizioni di Ufo? «Gli essere umani sono molto facili da ingannare»

Questa non è affatto una fake news: è un articolo fatto su misura per annunciare una chiacchiera colta e ironica con personaggi che si occupano di notizie false, scienza, Ufo e mondo in evoluzione (o in involuzione).
Intanto vi anticipiamo un concetto chiaro sull’argomento, espresso da Adrian Fartade, divulgatore scientifico seguito da oltre mezzo milione di persone: «Le notizie farlocche sono sempre esistite. La preoccupazione non riguarda la loro esistenza, ma la nostra capacità di distinguerle. Accadde anche con la comparsa della stampa: molti libri diffusi nel Cinquecento e nel Seicento riguardavano tematiche che oggi definiremmo complottiste. Pure la caccia alle streghe fu alimentata da volumi pieni zeppi di falsità. Il problema odierno è la velocità di diffusione. Tutto qui».
L’appuntamento con il “Fake News Festival 2026 – Summer Edition” è per oggi, sabato 26, alle 18, in piazza Marcello D’Olivo a Lignano. Ospiti saranno Fartade, giustappunto, e la redazione di Lercio, il più corrosivo giornale satirico online italiano. Modera Alice Morettin di Prisma .
Adrian, quindi avere accesso a informazioni considerate attendibili non basta?
«Assolutamente no. Noi diamo per scontato, se una notizia è vera, che il problema sia risolto. Una persona può leggere una cosa vera e arrivare a una conclusione completamente falsa. Posso spiegare, per esempio, che siamo davvero andati sulla Luna e qualcuno può interpretare le mie parole come la prova che sto cercando di nascondere chissà cosa. Le notizie non vivono nel vuoto: entrano in relazione con le nostre vite e le nostre paure. Le fake news sono più un sintomo che il problema vero».
Dove si nasconde, allora, il problema?
«Nel mezzo attraverso il quale riceviamo le informazioni. Non siamo noi a decidere cosa vedrà il pubblico e, in larga parte, non è nemmeno il pubblico a scegliere: sono gli algoritmi. Vengono utilizzati sistemi molto complessi per mantenere la nostra attenzione su ciò che le grandi aziende decidono di mostrarci. Possiamo preoccuparci delle singole fake news, ma il cuore della questione sta in chi le distribuisce».
Veniamo al cielo. Lei ha studiato Storia e Filosofia, poi l’astronomia è diventata un’attrazione. Cosa l’ha convinta a guardare le stelle?
«In realtà, proprio ciò che c’è quaggiù. Mi sono innamorato dell’astronomia perché viviamo su un pianeta. L’universo non è qualcosa di separato da noi: quello di cui siamo fatti viene dalle stelle, dalle nebulose, da processi cosmici. Abbiamo l’enorme privilegio di poter esplorare la Terra senza aver bisogno di una tuta spaziale. L’astronomia è un meraviglioso sistema attraverso il quale possiamo studiare l’universo e pure noi stessi».
E gli Ufo? Abbiamo raccolto migliaia di foto e filmati di strani oggetti in rapido movimento nel cielo. Possiamo ormai confermare la loro esistenza?
«Gli esseri umani sono molto facili da ingannare e, soprattutto, siamo bravissimi a ingannare noi stessi con racconti che troviamo affascinanti. Non dubito che molte persone abbiano visto qualcosa che per loro rappresenta davvero un segno della presenza di alieni. Ma personalmente non ho mai visto nulla che abbia portato me, o la comunità scientifica, a pensare seriamente che si trattasse di extraterrestri».
Eppure alcuni fenomeni rimangono inspiegabili.
«Questo è il punto: inspiegabile non significa alieno. Spesso una cosa rimane non catalogabile semplicemente perché abbiamo dati di pessima qualità».
E sulla Luna ci siamo stati davvero?
«Assolutamente sì. Abbiamo ore di riprese e migliaia di immagini. Quando qualcuno sostiene che le ombre o la luce siano strane, dimentica che quelle fotografie sono state scattate sulla Luna, dove non c’è atmosfera e la luce si comporta diversamente rispetto a ciò a cui siamo abituati sulla Terra. Per questo inviterei a non considerare ciò che leggiamo su Facebook come uno specchio fedele del mondo che abbiamo intorno».
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