I baci dei film afroamericani alle Giornate del cinema muto di Pordenone

Allyson Field sarà al Verdi per raccontare “Something Good – Negro Kiss” del 1898

Cristina Savi
Una scena di Tell it to the marines, in programma il 6 ottobre alle 21
Una scena di Tell it to the marines, in programma il 6 ottobre alle 21

Bastano pochi secondi per cambiare il modo in cui si guarda a un secolo di cinema? Sullo schermo, due persone si avvicinano, si tengono per mano, sorridono, accennano a passi di danza, si abbracciano e si baciano. Non c’è una caricatura, ma un gesto d’affetto, semplice e quasi disarmante. È “Something Good – Negro Kiss”, frammento girato a Chicago nel 1898 con gli artisti afroamericani di vaudeville Saint Suttle e Gertie Brown, che ha cambiato la prospettiva sulle origini del cinema. Su questo si concentra la Jonathan Dennis Memorial Lecture, “Riscoprire il cinema afroamericano, riscrivere la storia del cinema”, che Allyson Nadia Field, docente, ricercatrice e autrice statunitense, terrà il 7 ottobre alle 18.30 nel Teatro Verdi di Pordenone, alle Giornate del cinema muto.

Riscoperto nel 2017 dall’archivista Dino Everett su una pellicola di nitrato, il film colpì Field per ciò che mostrava e per ciò che non mostrava. «Prima di questo non avevamo visto nulla di simile», ha affermato ieri, incontrando la stampa. Nell’immaginario dell’epoca gli afroamericani erano spesso ridicolizzati, rappresentati attraverso stereotipi, anche da attori bianchi truccati. Qui invece ci sono due interpreti professionisti che mostrano affetto davanti alla macchina da presa. «Sono state molte le cose che mi hanno colpita durante la ricerca, spiega, raccontando della collaborazione fra studiosi e archivisti per identificare e collocare storicamente il frammento. Poi, nel dicembre 2018 “Something Good – Negro Kiss” è entrato nel National Film Registry della Library of Congress e da allora è diventato virale sui social, rilanciato anche da celebrità. «Molti hanno commentato scrivendo che questi attori sembravano incarnare i loro antenati, i loro nonni», ha raccontato Field. Quelle immagini hanno così superato la distanza di oltre un secolo e rafforzato la consapevolezza che «prestare attenzione a questi film e alla loro circolazione permette di ripensare la storia del cinema americano». Il ritrovamento ha peraltro stimolato artisti e filmmaker contemporanei a confrontarsi in modo nuovo con il cinema delle origini.

La scoperta diventa inoltre una questione di storia. Quel bacio non aggiunge semplicemente un titolo all’elenco dei film sopravvissuti: costringe a domandarsi quanti altri pezzi siano rimasti fuori dal racconto perché non conservati, non identificati, non cercati.

Per quanto riguarda i due attori protagonisti, Suttle e Brown, si sa che facevano parte dei Ragtime Four, gruppo di vaudeville, e che sono stati diretti nello studio di William Selig a Chicago. Secondo Field, il bacio potrebbe essere nato quasi per gioco, come una scena non prevista mentre si lavorava ad altri materiali. Forse una parodia, forse un momento casuale: ciò che conta è che sia rimasto un gesto lontano dagli stereotipi dell’epoca.

Field fa presente anche quanto sia fragile questa memoria. Molti film delle origini sono andati perduti. «La domanda è che cosa potremmo ancora riscoprire se avessimo le risorse giuste per conservare e catalogare queste pellicole».

Il percorso di Field alle Giornate prevede il 6 ottobre alle 17.30 la presentazione del suo nuovo libro, “Acts of love: black performance and the Kiss that changed film history”, pubblicato nel 2026 dalla University of California. L’indomani, poi, la relativa “Memoria lecture” dedicata ogni anno dalle Giornate a Jonathan Dennis, fondatore del New Zealand Film Archive, affidata a personalità il cui lavoro contribuisce allo studio e alla valorizzazione del cinema muto.

Intanto il 6 ottobre le Giornate proseguono con un fitto programma che culminerà nel film delle 21 “Tell it to the marines” (“I fanti del mare”) del 1926 di George Hill, con Lon Chaney, accompagnato al piano da Neil Brand. Fra i titoli segnaliamo inoltre alle 15.30 “Der Reigen”(Il girotondo) di Richard Oswald, del 1920, nella rassegna sulla cinematografia di Weimar.

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