Cactus, zeppe e album Panini: a Gorizia gli irresistibili ’70
Venerdì 26 giugno l’inaugurazione della mostra sui Seventies. Nella sala dello sport una tuta da sci di Gustav Thöni e poi pezzi di design, abiti d’alta moda e mitiche serie tv

C’è anche la sala dello Sport in questa nuova mostra. Inaugura oggi, a Gorizia, a Palazzo Attems Petzenstein, alle ore 17.30, “Italia Settanta. La creatività come antidoto. Arte Moda design”, a cura di Raffaella Sgubin, Carlo Cerutti, Lorenzo Michelli e Enrico Minio Capucci, e continua l’interessante riflessione sulla creatività, prendendo come tema di studi un decennio del Novecento.
Dopo “Italia Cinquanta” e l’esplosione del Pop con “Italia Sessanta”, arriva dirompente e colorata la moda gioiosa degli anni Settanta. Un viaggio vorticoso, fino al 29 novembre, promosso da Erpac, nei due piani del bel palazzo goriziano, che parte come da tradizione con una macchina simbolo all’ingresso: una Spider tutta d’oro, e che esordisce nella prima stanza con la linea del tempo e con la copertina di “Der Spiegel”: un piatto di bianchi spaghetti e una P 38 “incastonata” nel mare di pasta, e un titolo: “Italia meta di vacanze”. Eh sì, perché questi sono gli anni del terrorismo, della crisi economica, e dei conflitti sociali. Ed è proprio vero che questo tipo di colorata creatività ne fa da antidoto.

Con felicità si entra infatti nel glitter dell’universo Fiorucci, ed emergono ricordi dal passato come il diario di scuola in poliestere, le penne, i jeans di plastica trasparente, i negozi aperti fino a tarda ora, il vento di libertà passato attraverso lo stile di Elio Fiorucci.
Emergono dalla scelta curatoriale pezzi di design ancora dentro il Pop, ed arrivano il famoso Green Cactus, l’appendiabiti di Gufram del 1972, a poca distanza dalla seduta con l’occhio di Man Ray, in legno e similpelle e metacrilato del ’71. Nella stessa stanza vive anche l’arte con le Campanelle bianche di Piero Gilardi, del 1971, che è una proprietà della regionale Galleria Spazzapan di Gradisca d’Isonzo, dove da domani si inaugura una mostra parallela a questa, dedicata alle origini della galleria.

È la stessa direttrice di Erpac, Lydia Alessio-Vernì, nel giro di visita insieme ai curatori, a spiegare l’intreccio tra le varie realtà museali del territorio. «Il Fvg - racconta la direttrice -, è la regione che più investe in cultura, e l’intreccio tra le varie realtà è molto stretto e in dialogo». Durante il tempo di apertura di “Italia Settanta” a Gorizia e dintorni si apriranno infatti molti eventi collegati.
L’itinerario espositivo ha i suoi pezzi forti sia nel mondo della moda che in quello del design che nell’arte. Nella nuova Sala dello Sport, ecco arrivare la tuta da sci di Gustav Thöni, la racchetta Wip di Adriano Panatta e l’album Panini Mexico 70, oggetti di culto che sono messi in dialogo con un lavoro optical di Getulio Alviani, genio udinese dimenticato, purtroppo, per decenni anche dalla sua terra.
Al piano superiore la moda avanza con talento portando luce alla creazioni di Germana Marucelli, all’interno di una presa di posizione da parte di Milano come capitale della moda e della nascita della figura dello “stilista”, termine coniato per Walter Albini, così come è pura gioia riscoprire i pezzi di sofisticato design di Gabriella Crespi, o le ariose “creature” all’avanguardia di Joe Colombo, geniale designer e artista scomparso troppo presto.
Curiosi gli allestimenti di questo piano, dentro le scelte dei curatori e di Roberto Festi e del suo studio, che portano in visione la gigantografia di una scena della mitica serie tv “Spazio 1999”, uscita in Italia nel 1975, che mostra interamente arredi italiani del decennio precedente, come il tavolino “Demetrio 70” di Vico Magistretti, prodotto dall’altrettanto mitica Artemide nel 1966.
Piace molto la stanza nomade e esotica delle creazioni di design di Ettore Sottsass, come la seduta “Tappeto volante” messa in dialogo con una tempera di Senesi del 1968, un abito di crespo e raso di seta del triestino Renato Balestra e uno multicolor del dalmata Missoni.
Notevole la stanza dedicata alla natura, che era presente anche nella precedente edizione, e si segnala anche la citazione colta di “Gruppo di famiglia in un interno” di Luchino Visconti, che compare qui in una gigantografia, e regala ai visitatori l’abito azzurro da sera di Silvana Mangano.
La mostra si chiude con un carrellata delle mitiche scarpe “zeppe” e con l’arrivo del gruppo di design Alchimia, verso gli anni Ottanta.
Per informazioni, 0481 285335, didatticamusei.erpac@regione.fvg.it
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