Friedman: senza riforme l’Italia colerà a picco

PORDENONE. Parla davvero uguale/uguale a Crozza, Alan Friedman. Appena gli . scappa un «cònsumatore», cavolo, è proprio lui. Meglio l’incipit morbido tendente al riso, guardate. Ciò che seguirà di edulcorato avrà ben poco. A stendersi sul freddo lettino della sala operatoria è l’Italia. Non è difficile da intuire l’identità del malato conoscendo le eccellenze dell’interlocutore, analista oculato, con lo sguardo italo-americano alla giusta distanza dai fattacci brutti di uno stivale sdrulcito. Da otto mesi serpeggia per il Paese un suo scritto ben rilegato da Rizzoli, Ammazziamo il Gattopardo, lo svelamento di un complotto napolitanesco con annessi e connessi. Ci si rifà al nobile motto di Fabrizio Salina, Bisogna cambiare tutto per non cambiare nulla, che poi è slogan perfettamente sovrapponibile al calco di una nazione perduta.
«Renzi è un cacciatore di gattopardi senza cartucce in tasca, la guerra non è vinta, almeno finché le riforme non puntelleranno una struttura cadente», carbura il giornalista newyorkese naturalizzato toscano (abita a Lucca). «Il premier gli annunci li ha fatti per bene, tra l’altro sette su dieci della mia lista, ora mancano i fatti. Lavoro, burocrazia, giustizia, l’abolizione dell’articolo 18, il debito pubblico... occorre agire prima di subito». Pausa.
Prende la rincorsa Friedman, ha un bel missile nel tubo pronto a schizzare fuori. «Sarà un autunno critico e il gattopardo è ancora libero e vivo. Renzi è accusato di essere un lui stesso gattopardo, anche se lui sta cercando di ucciderlo. La tattica dell’animale è tergiversare, la stessa di D’Alema e di Bersani, che appunto tergiversano tutelando il passato. Ecco, per questo, io caricherei su un barcone i due dinosauri del PD assieme alla Camusso, scegliendo per loro il mare aperto e una destinazione ignota».
Lo snodo sarà la riforma del mercato del lavoro - insiste l’economista, ex inviato dell’International Herald Tribune, nonché ventiduenne collaboratore del presidente Carter, conduttore televisivo e naturalmente scrittore - «non diluito per accontentare Stefano Fassina, ma sottoforma di elettroshock. Soltanto così potremo sperare di essere competitivi con gli altri Paesi».
A questo punto? Bivio. «Il bivio del premier. Ovvero: o accontentarsi dei suoi del partito e dei pensieri gattopardeschi marxisti leninisti anni Settanta, oppure tapparsi il naso e allearsi con Berlusconi». Il rimedio immediato più idiota, ma ignorato? «Il taglio alla spesa pubblica. Abbiamo forse bisogno di una flotta di F35?». E con l’impero tedesco evidente dominatore dell’Europa come la mettiamo? «Producono le automobili e le macchine utensili più desiderate al mondo, curano meticolosamente i bilanci, difendendo coi denti i loro conti da eventuali prelievi utili ad aiutare la scellerata Grecia e la scellerata Italia, tra l’altro luoghi che i sudditi della Merkel scelgono per le vacanze, ma detestano appena se ne tornano a casa».
Ammazziamo il Gattopardo svela il complottino del presidente Napolitano. È lo stesso Monti a svelare di essere stato contattato dal Quirinale ben prima delle dimissioni del Cavaliere, sebbene il presidente insista nel confermare tutt’altro, ovvero la famosa telefonata dopo la discesa di Berlusconi dal Colle. «In America ci sarebbe stata una immediata inchiesta, in Italia... mah, si fanno le cose così». Friedman, qualcuno l’ha molestata per le rivelazioni? «Direi che il diritto di critica appartiene alla civiltà».
Uscite di sicurezza? «Armiamo il turismo come si deve, conserviamo i più stupefacenti tesori d’arte del mondo e non l’abbiamo ancora capito. E prepariamoci, nel futuro prossimo, a ricevere ricchi indiani e ricchi cinesi, che rappresentano l’opulenza in espansione, gli americani degli anni Sessanta, per dire». Con l’Isis a pochi passi la parola d’ordine è “rimaniamo uniti”, «non innalziamo nuovi confini. E uno nuovo l’abbiamo evitato proprio oggi».
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