Ferite e orgoglio: Orcolat ’76 torna in scena con Cristicchi
A dieci anni dalla prima rappresentazione a Gemona verrà riproposto lo spettacolo sul sisma del cantautore. A firmare le musiche originali il maestro Sivilotti

Era un giovedì. Il 15 settembre 2016. Quarant’anni prima, il 6 maggio, il terremoto aveva devastato il Friuli. E quel giovedì, nel Duomo di Gemona, chi c’era avvertì qualcosa che andava oltre la rappresentazione durante l’ascolto di “Orcolat ’76” di Simone Cristicchi: la forza dei legami, il dolore trasformato in memoria e una resurrezione possibile. Il racconto di un Friuli che non accettò la sconfitta davanti all’irreparabile.
«E già allora fu chiaro - spiega il presidente dell’Ert Fabrizio Pitton - il senso di quello spettacolo: trasmettere un bagaglio emozionale alle nuove generazioni. La cultura è stata parte della ricostruzione. Molti dei nostri teatri portano materialmente i segni della chiusura e della ripartenza».
A cinquant’anni dal sisma si è deciso così di recuperare quel monumento teatrale alla sofferenza e all’orgoglio, rimettendo in moto una gigantesca macchina scenica. «Per dimostrare - come ha sottolineato l’assessore regionale alle Finanze Barbara Zilli - di che pasta siamo fatti, senza però scomodare l’autocelebrazione: solamente per spiegare quanto quel moto collettivo, capace di unire cittadini, istituzioni e volontari, possa essere ancora replicato».
E sarà nuovamente il 15 settembre, sempre nel Duomo di Santa Maria Assunta di Gemona, la data del secondo debutto di “Orcolat ’76”, di e con Simone Cristicchi, prodotto da Edit Eventi per l’Ente Teatrale Regionale del Friuli Venezia Giulia con il sostegno della Regione. I testi portano la duplice firma dell’artista romano e di Simona Orlando. Le musiche originali sono composte dal maestro Valter Sivilotti per la Fvg Orchestra e per il Coro Friuli Venezia Giulia; voce recitante Anna Maria De Monte, alla fisarmonica e al canto Francesca Gallo. Due saranno le rappresentazioni in programma il 15 settembre: quella delle 17, riservata alle istituzioni, e l’altra alle 21 aperta al pubblico. Per prenotare un massimo di due biglietti gratuiti a persona sarà obbligatorio iscriversi al sito dell’Ert, a partire dalle 12 di martedì 1° settembre.
Dopo il debutto, “Orcolat ’76” entrerà nel circuito Ert con una tournée di cinque date: il 20 ottobre a Latisana, il 21 a Sacile, il 22 a Maniago, il 23 a Grado e il 24 ad Artegna. L’epilogo arriverà il 25 ottobre al Teatro Rossetti di Trieste.
«La forza della comunità non deve manifestarsi solamente durante una crisi, ma diventare comportamento ordinario». È uno dei pensieri emersi durante la presentazione dell’evento, al quale se ne affianca un altro, forse ancora più difficile: dare fiato a chi sopravvisse e, cinquant’anni dopo, fatica ancora a ricordare.
Il sindaco gemonese Roberto Revelant ha rievocato la formazione cameristica di “Orcolat ’76” che accompagnò la missione istituzionale della Regione in Nord America, prima a Washington e poi a Toronto. «Quei viaggi ci fecero capire quanto sia ancora vigoroso il legame dei furlans con la terra d’origine, nonché la memoria della solidarietà internazionale ricevuta dopo la tragedia».
Per Valter Sivilotti, “Orcolat ’76” non è uno «spettacolo, perché la parola evoca qualcosa di festoso, mentre qui si riapre una pagina dolorosa». Anche la musica diventa dunque strumento della memoria: «Ho cercato di ricreare una sorta d’identità musicale del territorio, difficile da definire perché posta all’incrocio di culture latine e balcaniche. “Orcolat ’76” è un oratorio, aperto da un salmo, nel quale si intrecciano parti teatrali, teatro-canzone e brani significativi legati a quel periodo friulano del secondo Novecento».
C’è anche una macchina imponente da evidenziare. A raccontarla è Andrea Del Favero di Edit Eventi, che spalanca la porta del dietro le quinte: «L’entusiasmo di voler rivivere la stessa avventura è stato totalizzante. Cosa c’è all’ombra dell’opera? La voce del popolo, i suoni del terremoto, le sirene dei pompieri. Ci saranno 120 persone sul palcoscenico, più oltre quaranta fuori campo: numeri che rivelano l’imponenza dell’organizzazione».
E dentro il ricordo collettivo trova spazio anche quello personale. «Vorrei abbracciare idealmente Maia Monzani, recentemente scomparsa, voce recitante della prima edizione: una donna meravigliosa che partecipò all’avventura contribuendo con la sua sensibilità a creare il gruppo compatto di allora».
Alle pietre del Duomo torna invece il vicepresidente della Regione Mario Anzil: «È sicuramente il luogo più adatto a ricevere questa storia perché le pietre la raccontano: cadute, sono state sistemate al loro posto, diventando la metafora del popolo, piegato sì dall’incubo, ma capace di rimettersi in piedi lottando contro una logica che lo voleva sconfitto. Perché, ha aggiunto Anzil, «la cultura non è un semplice insieme di conoscenze, ma una rielaborazione di esperienze vissute, capaci di trasformare una vicenda in un messaggio».
A chiudere la parata di personaggi è proprio il protagonista Simone Cristicchi, intervenuto in video alla presentazione. Dieci anni dopo quel primo 15 settembre, sarà ancora lui a prestare la voce a una memoria che non gli appartiene per nascita e proprio per questo chiede una misura particolare nel raccontarla. «Onorato ed emozionato: ebbene sì, sono un privilegiato. Io, romano, narratore di un dramma che segnò in maniera indelebile il Friuli. Il mio racconto è in punta dei piedi, evita la retorica del pathos e lascia che l’emozione germogli naturalmente dalle testimonianze».
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