Dalla Sicilia alla Carnia per Placido Rizzotto, partigiano e sindacalista ucciso dalla mafia

PALUZZA. Placido Rizzotto era un sindacalista siciliano della Cgil. Venne rapito il 10 marzo del 1948 e ucciso dalla mafia per il coraggioso impegno a favore del movimento contadino. Un ragazzino, presente casualmente al sequestro, fu pure eliminato in maniera brutale.
Le indagini, condotte dall’allora capitano dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa, individuarono tra i responsabili Luciano Liggio, ma al processo tutto poi evaporò e finì con assoluzioni per insufficienza di prove.
La tragica storia di Rizzotto, narrata anche in un film, riguarda il Friuli e in particolare la Carnia per una serie di contatti ed episodi legati alla Resistenza, alla quale Placido partecipò dopo l’8 settembre cominciando così la sua presa di coscienza politica.
Per capire come andarono le cose, ci si basò su un’intervista concessa a fine anni Cinquanta dal padre Carmelo a Danilo Dolci, il sociologo e poeta triestino conosciuto come il “Gandhi della Sicilia” perché nell’isola, a Trappeto, aveva fondato una sua comunità dove insegnare la non violenza.
Secondo Carmelo, il figlio Placido divenne partigiano con la brigata Garibaldi in Carnia dopo l’8 settembre, ma accadde proprio questo?
Ci sono allora approfondimenti storici e riflessioni anche attuali da poter fare partendo dall’eroica e intensa figura di Rizzotto, al quale è stata dedicata la settima Festa delle Resistenze, un’iniziativa organizzata dall’Anpi Val But, che dà a tutti appuntamento nel fine settimana a Paluzza, con un doppio importante convegno venerdì 12 luglio e sabato 13 quando, mettendosi sulle orme del sindacalista ucciso nel 1948, sarà possibile far luce sulla sua vicenda personale e si cercherà di proporre un ragionamento più ampio e generale su quali sono le nuove forme di resistenza e legalità da incentivare al giorno d’oggi di fronte a una serie di emergenze, in primo luogo quella causata dai fenomeni mafiosi nelle nostre zone.
Nel dirlo riemerge la metafora proposta da Leonardo Sciascia nel “Giorno della civetta” del 1960 quando preconizzava, attraverso l’immagine della “linea della palma” in espansione verso il nord, che tutta l’Italia rischiava di diventare come la Sicilia, preda della criminalità organizzata.
Il convegno a Paluzza comincerà oggi, venerdì, alle 17 (al coperto, in caso di maltempo) con interventi di Bruno Maieron, presidente dell’Anpi Val But, Denis Baron (che illustrerà l’esito di recenti ricerche sull’attività resistenziale di Rizzotto e sui rapporti con la Carnia), Tommaso Baris (parlerà sull’impegno dei partigiani siciliani), Gian Luigi Bettoli (sulle lotte per i diritti dei lavoratori dalla clandestinità ai “terribili” anni’50). Interverranno anche Giuseppe Massafia e Natalino Giacomini, esponenti Cgil. Coordinerà Monica Emanuelli, direttrice dell’Istituto friulano per la storia del movimento di Liberazione.
Sabato mattina, alle 9, interverranno Stefano Nonino (presidente Cnca), don Pierluigi Di Piazza (che parlerà sul senso universale tra laicità e cristianesimo), Carolina Girasole, già sindaco di Isola di Capo Rizzuto (sull’esperienza resistenziale di un’amministratrice), la giornalista Luana de Francisco (su mafia e Nord Est, una questione che ci riguarda da vicino) e infine Vincenzo Guidotto, dell’osservatorio delle mafie del Nord Est (su seconda Resistenza ed educazione dei giovani alla legalità).
Due giorni da non perdere, in uno straordinario e inedito dialogo tra Sicilia e Carnia, da vivere attraverso le storie e le testimonianze di chi non si è sottratto all’impegno, fino al sacrificio. C’è ancora e sempre un velo di silenzio da squarciare per capire senza tabù una realtà pericolosa, che non può essere vinta e neutralizzata solamente attraverso indagini e processi.
Ci vuole una concreta e solidale partecipazione attorno a chi poi interviene per il bene di tutti. “I pesci – scrisse Dolci in una poesia molto significativa – a guardarli sott’acqua non sembrano contenti come le colombe e le rondini». –
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