Cultura e ambiente insieme tra Rosazzo e Soleschiano

Valerio Marchi

Si moltiplicano le iniziative legate alla sfida dei cambiamenti climatici e, più in generale, all’improrogabile questione ambientale. Ora, da ieri e fino al 16 giugno, fra Rozazzo e Soleschiano di Manzano, due interessanti realtà locali (Vigne Museum Associazione Culturale, Rave East Village Artist Residency) immaginano il biocentrismo come attitudine culturale, sociale ed economica e, attraverso l’arte contemporanea e la cultura, collaborano per realizzare il programma d’incontri, dibattiti e mostre “L’Età del Rimedio”.

Il contesto è adatto per ricordare qui uno dei più lucidi pensatori ecologisti: Arne Naess, scomparso dieci anni fa, filosofo-docente-alpinista norvegese insignito di importanti premi internazionali ma, purtroppo, ancora poco noto in Italia. Tenace fautore della nonviolenza, del pluralismo e dell’ecologia, Naess, divenuto celebre nei primi anni Settanta per la sua distinzione tra ecologia superficiale e profonda, utilizzò per primo il termine “ecosofia”. Si trattò di una risposta forte alla crisi ecologica globale, cui va contrapposta, come disse lo stesso Naess, «una filosofia dell’armonia o dell’equilibrio ecologico» e «una profonda identificazione degli individui con tutta la vita». Perché è vero che l’attuale intrusione del mondo umano in quello non umano è esagerata, ma non è detto che l’uomo debba essere inevitabilmente nocivo al pianeta.

L’ecologia superficiale lotta sì per la tutela e la conservazione della natura, ma senza uscire da un’ottica antropocentrica: in poche parole l’uomo, continuando a considerare la natura prevalentemente uno strumento al proprio servizio, e ritenendosi arbitro assoluto della natura stessa, si limita tutt’al più a cercare di conciliare – spesso per tacitare la coscienza, o per moda, o per ottenere facili consensi – sviluppo e ambiente, senza però andare al cuore del problema.

L’ecologia profonda, invece, pone domande radicali e assume un’ottica biocentrica, sostenendo il valore intrinseco – perciò indipendente dall’uomo – delle realtà naturali: un valore che non può mai essere ridotto all’interesse economico. E l’ecosofia fa appello all’esperienza della realtà vissuta come totalità unitaria, relazionale, secondo il principio “tutto dipende da tutto”: solo interagendo empaticamente con la natura possiamo elaborare comportamenti ecologicamente responsabili.

L’ecologia profonda ha i suoi “comandamenti”. Ad esempio: ogni forma di vita ha diritto di prosperare; la ricchezza e la diversità delle forme di vita va difesa dall’attuale, dissennato modello socio-economico; è essenziale cambiare radicalmente stile di vita, tanto ponendo un argine alla crescita della popolazione umana e alla distruzione delle risorse, quanto modificando la politica, l’economia, la tecnologia. E ricordando sempre, come disse Stephen Jay Gould, che «non vinceremo mai la battaglia di preservare specie ed ecosistemi se non creiamo un legame emotivo tra l’uomo e la natura. Perché nessun uomo salverà mai ciò che non ama». —



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