Aquileia e la storia di un popolo: un libro ne racconta le origini
L’opera è di Maurizio Di Fant: la presentazione venerdì 2 ottobre alle 18 nella sala consiliare alla presenza dell’autore

“Le vicende di un popolo andrebbero sempre indagate a fondo, in queste ci sono passaggi che lasciano segni indelebili. Un popolo, del resto, prende coscienza di sé quando c’è comunanza di valori in cui credere, una lingua con la quale identificarsi, scambiare idee, emozioni e pensieri, instaurare un’identità di vedute e soprattutto, un’unione d’intenti. La vicenda storica del Friuli procede senza soluzione di continuità da ventidue secoli con alterne fortune attraverso condizioni politico-sociali più volte mutate, perfino stravolte. Ciò che invece non è mai cambiato da un certo punto in avanti è il desiderio di considerarsi: un popolo”.
Già nelle prime righe de I tesori di Aquileia. Dalla fondazione della città alto adriatica all’eternità (Chiandetti editore), di Maurizio Di Fant, in presentazione venerdì 2 alle 18.30, nella sala consiliare di Aquileia, alla presenza dell’autore, del sindaco Emanuele Zorino e della professoressa Fiammetta Bonsignore che è autrice della presentazione, si comprende quale sia lo spirito che ha animato la scrittura: testimoniare e tramandare quanto di più appassionate si cela nelle pieghe della storia di Aquileia.
Il libro che appartiene a una collana che comprende anche “I tesori di Cividale e del suo comprensorio” viene ripubblicato a dieci anni di distanza dalla sua prima edizione. Ci anticipa l’autore: «I tesori di Aquileia è un florilegio narrativo, tra storia e invenzione, sulla città che diede origine alla civiltà del popolo friulano. Per una serie di ragioni, soprattutto pratiche, ho dovuto seppur in modo sommario ma non banale, narrare la vicenda storica aquileiese dai suoi inizi, intessere la trama della vicenda civile con l'ordito di quella religiosa.
Questo intreccio rappresenta la forza della nostra grande storia e non sarebbe stata tanto importante la nostra storia, se una delle due, quella civile o quella religiosa, fosse stata carente nel suo divenire. Ho narrato dei ventidue secoli trascorsi nella città dei patriarchi, contaminate dalle terre d’Oriente, d’Egitto, del Corno d’Africa e non solo ed è stato grazie alle corpose pubblicazioni disponibili che ho potuto farlo. Certo la bibliografia aquileiese è vastissima ma non mi sono “limitato” a studiare, conoscere, indagare, sono andato oltre, senza presunzione, mi riferisco al tempo che verrà, dato che a mio avviso, Aquileia, ha ancora qualcosa da dire perché è stata Civitas e religio, due entità, almeno da un certo punto in poi, separate e tuttavia sovrapponibili, inevitabilmente legate l'una all'altra»
Continua l’autore: «Nel libro su Cividale, che presenteremo invece il 16 ottobre alle 18, all’interno del refettorio del convento delle Orsoline, a due passi dal Tempietto longobardo, la città è raccontata quale sede del primo ducato longobardo in Italia, di una prestigiosa sede Universitaria, e si presenta ieri come oggi un luogo di scoperta attraversato da vicende che l’hanno vista protagonista. Ma anche in questo volume la storia che ho scritto è attraversata dalle leggende, ad esempio dalla vicenda del Ponte del diavolo, che ho messo in primo piano, e prima ancora, racconto della preistoria di questa terra, che risale a circa 9.500 anni fa. Il capitolo sul Ponte del diavolo, è una ricostruzione fantastica che il mio libro, può interessare chi a Cividale, da sempre ci vive, e a chi è venuto per scoprire la città ideale, e vuole portarsi a casa un prezioso souvenir, che una volta tornato, gli ricordi la visita in questa città unica, che lascia a tutti una sorta di imprinting Mitteleuropeo».
In entrambe le pubblicazioni traspare l’amore dell’autore per la storia e per l’identità friulana. Per i Tesori di Aquileia, mi sono giovato dell'opera di colui che ha curato l’opera omnia di Gilberto Pressacco “L'arc di San Marc” dello scrittore Luca De Clara» conclude l’autore. «Un omaggio al grande studioso don Gilberto Pressacco, forse il più grande che la nostra storia recente può vantare e grazie al quale noi oggi possiamo vispirarci, ovvero calpestare con passo sicuro questa terra unica, chiamata Friuli».
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