Cent’anni dalla morte di Viktor Parma: compose Zlatorog in Friuli
Il musicista triestino è scomparso nel Natale del 1925. Dirigeva l’Opera di Maribor. Il libro a lui dedicato sarà presentato il 28 gennaio

Cent’anni fa, il giorno di Natale del 1925, si spegneva all’ospedale di Maribor Viktor Parma, compositore triestino direttore dell’Opera locale. Una figura di rilievo, cancellata dal Gotha tanto italiano quanto sloveno, causa le discriminazioni e le gerarchizzazioni nazionali e ideologiche che hanno danneggiato la cultura Altoadriatica.
Sulla sua vita verrà presentato, la mattina del 28 gennaio prossimo, al Circolo della Stampa di Trieste “Viktor Parma, padre dell’opera slovena”, di Paolo Petronio. Il libro esce per i tipi del medesimo Circolo, con il contributo della delegazione regionale Italia-Austria ed altre associazioni ed istituzioni (prima la Regione, che ha garantito un sostegno economico).
Parma è un mitteleuropeo, partecipe di più mondi, e come tale fuori contesto nel ’900, secolo delle grandi contrapposizioni, e dello sbriciolamento della secolare e multinazionale area asburgica.
Nato a Trieste nel 1858, da padre sloveno e madre veneziana, dopo gli studi con Bruckner, a Vienna, e la laurea in giurisprudenza, il giovane Viktor si impiega nell’imperialregia polizia. La musica, suo violon d’Ingres dà un po’ di scandalo, soprattutto dopo la messa in scena di due operette: “Amazonke” (un manifesto protofemminista) e “Il tempio di Venere” ambientato in una maison parigina, dove le entraineuses si fingono musiciste al sopraggiungere della polizia.
Lo scandalo vero, però, scoppia nell’estate 1914, a Postumia, per una pubblica dichiarazione di ostilità alla guerra appena dichiarata; uscito assolto da un processo (l’Austria era uno stato di diritto), Parma viene prepensionato, il che gli consente di dedicarsi completamente alla musica.
Dopo la Katastrophe per due anni gli è negato l’accesso a Lubiana, in quanto triestino e dunque “straniero”. Maribor, invece, lo chiamerà a dirigere il Teatro dell’Opera, carica retta sino alla scomparsa, avvenuta nel 1924.
Altri ostacoli al riconoscimento del suo valore saranno, vent’anni dopo, l’apprezzamento degli invasori nazisti per la sua musica, e il fatto che il figlio Bruno, deportato a Gonars e rientrato a Lubiana, nel ’45, si fosse dichiarato sloveno, antifascista e antinazista, ma non comunista.
Messi al bando, i lavori di Parma (una parte ne andò perduta) vennero mandati a Trieste, dove rimasero in un magazzino sino agli anni ’80, quando l’Università di Lubiana ne chiese la restituzione.
Il capolavoro, tra opere e operette (in sloveno, tedesco, italiano e croato) è “Zlatorog”, tratto dall’omonima Alpensage di Rudolf Baumbach, composta tra Trieste e Tarvisio.
La trama intreccia leggende di Val Trenta: il camoscio dalle corna d’oro, custode di un tesoro, le Rojenice, fate benefiche affini ai benandanti, e le intreccia con una tragica storia d’amore.
L’opera (che contiene un corale “Brindisi all’Isonzo”, al suo vino, e alla nobiltà delle sue genti), costituisce un affresco nazional-identificativo dai risvolti arcani, ma anche sociali, sullo sfondo del Triglav, monte sacro alla Slovenia, che campeggia nella bandiera della vicina repubblica.
Nel testo, oltre alle tradizioni, ci sono un ammonimento legato all’intangibilità del numinoso, e una condanna della mercificazione di tutto.
Parte della produzione di Parma è inedita e anche mai stampata o eseguita; e nessuna sua opera è mai stata alestita nella sua città natale; ora il centenario dalla scomparsa offre l’occasione di riscoprirla e valorizzarla. In questo senso il Circolo della Stampa di Trieste sta predisponendo un programma, in collaborazione con il Comune, l’Akademija za glasbo di Lubiana, il Conservatorio “Tartini”, la “Glasbena Matica” e il Centro “Komel” di Gorizia. Punto d’arrivo, “Zlatorog” in forma di concerto scenico ad opera di studenti delle scuole musicali del Friuli Venezia Giulia e della Slovenia. —
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