Viaggio da Willy è questa la casa italiana del campione

GEMONA. «Qualsiasi persona incontrasse qui in albergo la domanda era di prassi. Sorrideva ed esclamava: “Ciao, come stai?”. Mia moglie la chiama addirittura “mamma”. Sì, era un cliente eccezionale....
Gemona 22 Febbraio 2013. Hotel Willy e varie su Pistorius. Telefoto copyright Petrussi Foto Press
Gemona 22 Febbraio 2013. Hotel Willy e varie su Pistorius. Telefoto copyright Petrussi Foto Press

GEMONA. «Qualsiasi persona incontrasse qui in albergo la domanda era di prassi. Sorrideva ed esclamava: “Ciao, come stai?”. Mia moglie la chiama addirittura “mamma”. Sì, era un cliente eccezionale. Educato. Rispettoso. Mai superbo con nessuno. Era sempre disponibile con chi gli chiedeva di parlargli oppure di avere semplicemente un autografo».

Ottone Goi, titolare dell’hotel Willy, sorride nel ricordare l’atleta che ormai era di casa nel suo albergo. «Tutti qui - dice ancora - gli volevamo bene, perché era lui a farsi volere bene. Qualche volta piombava in cucina e chiedeva di poter preparare il pranzo o la cena da solo. Cosa mangiava? Poca pasta, molta carne bianca, molte banane o frutta esotica e anche parecchie uova, ma soltanto il bianco». Francesca, una sorta di fac-totum dell’hotel, lo descrive come un atleta serio, «semplice, mai vanitoso, alla portata di tutti e sempre disponibile a scambiare due chiacchiere con tutti».

E due chiacchiere una sera le aveva scambiate con Flavio Frìge, disabile con le due gambe amputate come Pistorius e in più un braccio mancante. Erano diventati subito amici. «È stato lui - aveva detto poco prima a “La vita in diretta” - a darmi la carica per affrontare la vita senza paure e con la stessa grinta delle persone senza disabilità». «Lo ritengo un grande atleta e una persona speciale. Quando venivo qui - afferma mentre consuma un aperitivo all’hotel Willy - era lui a cercarmi per scambiare due parole».

Una piccola pausa poi Flavio riprende: «È innegabile che siamo di fronte a una grande e grave disgrazia. Una ragazza è morta e questo lo dobbiamo avere sempre presente. Personalmente, non me la sento di giudicare quello che è avvenuto in quella casa. Lo ripeto: è stata una tragedia soprattutto per chi adesso piange quella povera ragazza. Ma va anche detto che su questa vicenda qualcuno ha parlato troppo e molti, a mio avviso, sono stati i giudizi frettolosi».

Da Willy tutti sperano che un giorno Oscar possa entrare per riabbracciare tutti. Naturalmente dopo una sentenza di non colpevolezza per omicidio volontario o premeditato. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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