Via libera alle nuove professioni sanitarie

Passata la riforma. Più spazio ad assistenti sociali e ricercatori clinici
TRIESTE.
Approvato dal Consiglio regionale il disegno di legge sulle professioni sanitarie, con i voti della maggioranza, contrari Fi e Autonomia Soc, astenuto il gruppo dell'Udc. Il provvedimento valorizza, nell'ambito del Servizio sanitario, le professioni sanitarie e di assistente sociale e contiene anche disposizioni in materia di ricerca e conduzione di studi clinici.

La norma è stata emendata solo in misura minore, con modifiche di carattere tecnico su proposta della maggioranza e della giunta.


Particolarmente critica, in una giornata contrassegnata da un dibattito a tratti anche molto acceso, la posizione del consigliere regionale Massimo Blasoni vicepresidente della III Commissione Sanità e Politiche Sociali: «Non è di nuovi dirigenti che ha bisogno la Sanità regionale ma di servizi migliori», ha detto, in veste di relatore di minoranza della legge. «Questo pdl - ha spiegato - creerà un numero altissimo di nuove figure dirigenziali. Siano esse circa 50, come dice il sindacato di categoria o il doppio, come temiamo noi, appare comunque poco logico che, mentre si procede al riassetto della sanità regionale per mezzo della riduzione delle Ass, con un risparmio dichiarato di otto milioni di euro, con questa norma si istituisca un numero così consistente di posizioni dirigenziali».


«La norma nazionale su cui questa legge si basa - argomenta il vicepresidente della Commissione sanità - prevedeva che per ogni nuovo dirigente istituito si dovesse procedere al taglio di una figura analoga, ma la misura è stata cancellata dalla maggioranza».


«Lo stesso assessore Beltrame, in Consiglio, ha ammesso che esiste la possibilità di questa proliferazione di figure dirigenziali. È evidente però - sottolinea l'esponente forzista -, che visti i precedenti di questa giunta, la mera eventualità rischia di trasformarsi in brevissimo tempo in realtà».


«Non siamo contrari - ha proseguito Blasoni - all'istituzione di figure dirigenziali per le cosiddette “professioni sanitarie”, anzi lo riteniamo obbiettivo condivisibile. Quello che non accettiamo è che, a fronte di una sanità che impegna più di metà del bilancio regionale e di una spesa del comparto che supera i 2 miliardi di euro, non si siano previste misure compensative, sulla stregua di quelle che invece aveva contemplato il legislatore nazionale».


«Si poteva coniugare l'esigenza di maggiore qualità e rispettare, al tempo stesso le compatibilità finanziarie - ha rincarato Blasoni -. Respingendo i nostri emendamenti che miravano a riequilibrare il sistema, questa maggioranza ha dimostrato scarsa capacità di relazionarsi con l'opposizione e di procedere al licenziamento di una norma migliore. Questa norma, per quanto ci riguarda, presenta troppi profili di criticità perché non ci opponessimo, primo fra tutti l'altissimo numero di dirigenti che istituisce senza compensazione».


«Tutto questo ragionamento - ha concluso - si inserisce in un contesto di perplessità crescente per quelle che sono le scelte della maggioranza in tema di sanità: dalla riduzione delle Aziende Sanitarie, alla complessa gestione del Fondo Immobiliare, alla partecipazione di Friulia agli investimenti in sanità, sono ancora troppi i dubbi circa la reale strategia che sottende a queste scelte».

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