Via libera al Teatro stabile friulano ma è polemica sui costi del progetto

Anche i friulani avranno il loro teatro in “marilenghe”. Il consiglio comunale ha approvato le linee guida per la costituzione del primo “Teatri stabil furlan”, ma non sono mancate le polemiche legate quasi esclusivamente al piano economico che, per l’opposizione, «fa venire i brividi». Nonostante questo Prima Udine ha votato a favore perché - ha spiegato il capogruppo Enrico Bertossi - «finalmente si eviterà di disperdere i fondi per il friulano in mille rivoli come faceva il sindaco Fontanini quando era presidente della Provincia distribuendo contributi a pioggia che non lasciavano alcun segno tangibile se non quello di dare soddisfazione a uno scrittore, un editore o un relatore. Questo progetto invece ha il merito di aver riunito diversi soggetti che non sempre hanno saputo collaborare». Tutto il resto dell’opposizione invece, dal Partito democratico a Siamo Udine, da Innovare al M5s, si è astenuta con l’unica eccezione del capogruppo di Innovare, Federico Pirone che ha votato contro (ma Simona Liguori, sempre di Innovare si è astenuta).
«Il mio voto non è contro il friulano, sia chiaro - ha precisato - ma contro un progetto che non sta in piedi. Per ottenere il riconoscimento di Impresa teatrale dal Ministero ipotizzato nel 2021 con un biglietto a 15 euro per spettacolo e un cachet di 4-8 mila euro bisognerebbe andare in scena con 80 recite ognuna con 25 spettatori. Speravo di ricevere delle risposte ai rilievi puntuali che ho sollevato e invece mi pare che questo progetto, presentato nel giubilo generale sia fragile». Anche Carlo Giacomello del Pd ha espresso «perplessità per le cifre (in base alle previsioni il Teatro stabile friulano costerà 595 mila euro all’anno, ndr) che a Udine in campo culturale non si sono mai viste», ma i dem si sono astenuti «come segnale di fiducia al sindaco nella speranza che il progetto non si concluda come la promozione fallimentare in occasione degli Europei». Dello stesso avviso, Domenico Liano del M5s secondo il quale «l’iniziativa è lodevole ma il piano economico ipotetico e rischioso anche perché si parla sempre di soldi pubblici».
L’assessore alla Cultura, Fabrizio Cigolot ha però ricordato che non sarà il Comune a gestirlo: «Oggi votiamo la costituzione di un’associazione (oltre al Comune e alla Fondazione teatro nuovo Giovanni da Udine, tra i soci fondatori troviamo l’Arlef, la Società filologica friulana, l’Istitut ladin pre Checo Placerean, il Css e l’accademia Nico Pepe, ndr), la miccia che innesca la nascita del teatro, ma non saremo noi a concedere né ad amministrare i fondi. Il primo compito sarà quello di nominare un direttore artistico che avrà il compito di esportare il teatro in friulano: oggi la mancanza di un’espressione di vertice ha penalizzato il fermento culturale già presente e radicato nell’ambito del teatro in friulano: l’obiettivo è valorizzare le nostre eccellenze e farle conoscere non solo ai 600 mila friulanofoni. Gli esempi di successo in questo senso non mancano, basti pensare al pluripremiato Macbettu di quest’anno, uno spettacolo ispirato al Macbeth e recitato in sardo».
Rispetto alle critiche sul piano economico, Cigolot ha sottolineato che «riuscire ad attirare risorse e creare posti di lavoro dovrebbe essere un orgoglio per tutti anche perché la difesa della specialità oggi passa attraverso quella del friulano». L’assessore ha quindi ricordato «il buco nel bilancio del teatro Giovanni da Udine lasciato dalla gestione Vidali» e invitato «il professorino di italiano» a documentarsi meglio con un chiaro riferimento al consigliere Pirone. —
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