«Vi racconto la mia vita senza tregua Porto la normalità agli ultimi del mondo»

Bruno Tassan Viol lavora per le Ong, è stato protagonista sui fronti caldi. Dall’ex Jugoslavia al Darfour, dall’Iraq alla Siria 

il personaggio

sigfrido cescut

«Il lavoro deve darti la consapevolezza di essere utile agli altri, nel mio caso a coloro che hanno più bisogno di aiuto. Per questo ho scelto di impegnarmi per vittime e profughi delle guerre. Ero ragazzo, volevo girare il mondo per provare a capirlo. Se vai in posto puoi conoscere anche le realtà più tremende che altrimenti ti appaiono lontane e finisci per scordarle».

È un’esistenza senza tregua quella di Bruno Tassan Viol, 62 anni, da trenta impegnato con le organizzazioni non governative dove le guerre portano morte, distruzioni, epidemie, fame. Anche i fratelli e la compagna di Bruno si rendono utili: artigiano Natalino, già amministratore comunale Carlo, preside del liceo Leopardi Majorana, Teresa, impiegata al Cro Elettra, la sua compagna.

Bruno Tassan Viol però ha scelto il modo più generoso e pericoloso per aiutare il prossimo. Adesso è in partenza per la Siria con la Ong “Un ponte per...”. Va affrontata l’emergenza umanitaria dei curdi, attaccati dall’esercito Turco con il beneplacito delle potenze mondiali. «Quando organizzi i campi profughi per coloro che hanno perso tutto e piangono i parenti ammazzati, anche bambini, – osserva Bruno Tassan Viol – devi essere professionale. Chi ti sta davanti ha bisogno delle tue competenze. Per quanto possibile non ti devi commuovere, ma muovere...».

Mancano pochi giorni alla partenza. «Non si sa quando si rientra – aggiunge Bruno Tassam Viol –, d’altronde dobbiamo operare dove serve». Facendosi raccontare le tappe, dagli anni Novanta ad oggi, percorse da Bruno Tassan Viol per allestire campi profughi, ospedali, ambulatori ci si accorge che la “terza” guerra mondiale è in corso, combattuta dai più poveri a beneficio del mercato delle armi e degli interessi economici di multinazionali e superpotenze.

«Il mio primo impatto nelle zone di guerra – ricorda – è stato nella ex Jugoslavia, in Bosnia. Sono poi seguite le esperienze in Afghanistan, Darfur, Sierra Leone, Centroafrica e Somalia. Ho collaborato con i programmi Onu per recuperare alla “normalità” i bambini soldato. Ho conosciuto Iraq e Siria durante la guerra all’Isis, inferno senza fine, e ora andrò in Siria per affrontare l’emergenza profughi causata dall’attacco turco. Impossibile raccontare tutto. Nella nuova missione in Siria mi troverò a collaborare con la Mezzaluna rossa curda per cercare di alleviare le sofferenze di un popolo martoriato e senza terra. Ogni volta le emergenze riguardano rifugiati e richiedenti asilo che tutti respingono».

E l’ultimo incarico? «Un’esperienza con Medici senza frontiere, fra Ventimiglia e Como, per soccorrere disperati che arrivano in Italia e cercano di raggiungere la Francia e il nord Europa». –



Riproduzione riservata © Messaggero Veneto