Usava i soldi dei soci volontari per l’affitto della sua villa

Udine, condannato l’ex presidente dell’Associazione del cittadino contribuente. Era accusato dell’appropriazione indebita di quote per 7 mila 500 euro

UDINE. Aveva costituito un’associazione finalizzata alla difesa degli interessi dei cittadini. Ma ha finito per essere indagato proprio per l’ipotesi di appropriazione indebita di una parte dei soldi che i suoi stessi soci avevano versato per il tesseramento e che lui aveva adoperato, invece, per pagare il canone di locazione e le utenze della villetta presa in affitto per sè e la sua famiglia, a Pagnacco.

Il caso di Sergio Sambi, 58 anni, fondatore e, all’epoca dei fatti contestati, presidente dell’“Aec delegazione italiana” e residente a Pavia di Udine, si è concluso l’altro giorno con una sentenza di condanna.

La sentenza. Ritenendo l’accusa della Procura fondata e accogliendo le conclusioni formulate in aula dal vpo Marzia Gaspardis e dal legale di parte civile, avvocato Manuela Pasut, il giudice monocratico del tribunale di Udine, Angelica Di Silvestre, ha inflitto a Sambi una pena di 1 mese e 15 giorni di reclusione e di 400 euro di multa e lo ha condannato anche al risarcimento dell’associazione, quantificando i danni in 8 mila euro e vincolando la concessione della sospensione condizionale della pena al versamento della somma entro sei mesi dal passaggio in giudicato della sentenza.

Su richiesta del pubblico ministero onorario, che aveva sollecitato una condanna a 6 mesi e 400 euro di multa, il giudice ha inoltre disposto la trasmissione degli atti in Procura, per valutare l’ipotesi di falsa testimonianza a carico di uno dei testi portati in istruttoria dalla difesa, rappresentata dall’avvocato Alberto Cirio.

L’accusa. Era stato il direttivo dell’Aec (associazione europea del cittadino contribuente), a seguito di un’assemblea convocata nel febbraio del 2009 proprio per chiedere spiegazioni all’allora presidente, a sporgere denuncia e mettere così in moto le indagini dei carabinieri.

Coordinata dal pm Lucia Terzariol, l’inchiesta aveva accertato l’appropriazione indebita di versamenti per un ammontare di 7 mila 515 euro. Soldi sottratti quindi dalle quote associative del biennio 2007-08 e, in tesi accusatoria, utilizzati da Sambi per il pagamento del canone d’affitto e delle bollette di luce, acqua e gas della villetta di Pagnacco, nella quale si era insediato con la famiglia e dove aveva detto di avere spostato la sede del sodalizio.

La denuncia. Ricostruita anche attraverso le testimonianze dell’attuale presidente dell’Aec, la vicenda ruotava attorno all’equivoco nel quale Sambi avrebbe lasciato sospesi direttivo e soci volontari, dopo il trasferimento dalla vecchia sede di via Bassi, dove l’associazione era rimasta a lungo ospite di un sindacato, alla stanzetta ricavata nell’abitazione di Pagnacco.

La “messinscena” comincia a scricchiolare quando, nel dicembre del 2008, Sambi chiede e ottiene a una delle più assidue volontarie - la stessa che, sospettato l’inganno, lo avrebbe poi denunciato in assemblea e gli sarebbe poi subentrata alla presidenza dopo la sua destituzione - di firmare una scrittura privata, nella quale l’Aec dichiarava di prendere atto dell’esistenza di un contratto di locazione (risalente al 2007) e di assumersene tutti gli oneri, lasciandovi dentro in comodato gratuito Sambi e la famiglia in qualità di custodi.

La testimone. Di lì a poco, i fatti avrebbero dimostrato come, per saldare una parte dei conti, il presidente aveva attinto alle casse dell’Aec. Sentita a teste, la socia aveva ammesso la propria leggerezza, spiegato di avere firmato nella convinzione che si trattasse di una ricevuta e rimarcato come, comunque, qualunque decisione relativa all’associazione avrebbe dovuto passare attraverso il direttivo.

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