Università, per il 51% la laurea arriva fuori corso

UDINE. I laureati all’università di Udine forse non sono gli “sfigati” di cui parla il vice ministro Michel Martone, ma certo è che il 51,4% raggiunge l’agognato titolo da fuori corso. Chiarito che la percentuale è più bassa della media nazionale dove il 61% si laurea oltre la durata dei corsi di studio, l’università sta mettendo a punto dei correttivi per migliorare questi dati.
Come? «Introducendo il manager didattico che avrà il compito di aiutare gli studenti ad affrontare meglio il percorso e l’organizzazione dei corsi di laurea che, in attuazione della riforma, passeranno dalle facoltà ai dipartimenti» spiega il magnifico rettore dell’ateneo friulano, Cristiana Compagno, nel ribadire che «l’identikit del laureato udinese è buono, si laurea prima e trova lavora prima rispetto alla media nazionale». Questo dato di fatto le basta per prendere le distanze da «considerazioni semplicistiche e da qualsiasi battuta» come quelle di Martone.
Ma torniamo ai numeri. Al 31 luglio 2011 tra gli iscritti nelle dieci facoltà si contavano 4 mila 531 studenti fuori corso, pari al 28,9% del totale. Anche in questo caso, però, la percentuale è di gran lunga più bassa della media nazionale che stando al monitoraggio per la programmazione triennale 2010/12, alla stessa data, raggiungeva il 35,1%. Prendendo a riferimento i laureati nel 2010, invece, emerge che il 48,6% raggiunge l’obiettivo nei tempi a un’età media di 26,1 anni.
Stando alla statistica Almalaurea, la maggior perdita di tempo si registra nei primi anni, tant’è che la durata media degli studi per arrivare alla laurea triennale è di 4,4 anni, mentre la specialistica articolata sul biennio arriva a 2,7 anni. La laurea a ciclo unico, Medicina per intenderci, richiede invece 6,5 anni. Non va dimenticato, però, che il 75% dei laureati a Udine ha maturato esperienze lavorative e che l’8,8% sono studenti lavoratori. Questo il quadro, positivo se confrontato alle medie nazionali che rispettivamente si attestano a 4,6, 2,8 e 6,8 anni. Ma nonostante ciò l’ateneo friulano corre a ripari per portare i tempi di laurea dentro gli steccati previsti.
«Continuiamo a tenere sotto controllo questo dato perché il nostro obiettivo - insiste il rettore - resta quello di eliminare le problematiche relative all’inefficienza didattica, ovvero le cause endogene». Questo è quello che può fare l’ateneo perché, come sottolinea Compagno, altrettanto incisive sono le cause esogene, vale a dire le difficoltà che hanno alcuni studenti (il numero è in aumento per effetto della crisi economica) a mantenersi durante il periodo degli studi e per questo sono costretti a lavorare e quindi ad allungare i tempi per arrivare alla laurea. Oppure le difficoltà familiari che inevitabilmente incidono sulla resa dei ragazzi o l’iscrizione tardiva degli studenti lavoratori.
E’ ovvio che di fronte a queste problematiche l’università può fare poco, mentre può fare parecchio per ridurre il sovraffollamento di esami o i carichi didattici. Da qui l’introduzione del manager didattico al quale toccherà vigilare su tutti questi aspetti. «Noi puntiamo sulla qualità, sulla serietà e sul rigore della formazione perché vogliamo che i nostri studenti arrivino alla laurea nei tempi giusti» conclude il rettore prima di aggiungere: «Dobbiamo offrire la nuova classe dirigente nei tempi giusti e con la preparazione giusta».
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