Una vita per la pallavolo, addio a Enzo Livoni: fondò la Pav Natisonia

Aveva 75 anni, da un paio di settimane era ricoverato all’ospedale di Palmanova per problemi respiratori. Nel 1971 aveva fondato con altri amici, a San Giovanni al Natisone, la società pallavolistica

Enzo Livoni aveva 75 anni
Enzo Livoni aveva 75 anni

Addio a Enzo Livoni, aveva 75 anni. È morto domenica 15 febbraio all’ospedale di Palmanova dove era ricoverato da un paio di settimane per problemi respiratori. Nel dicembre 2004 un grave incidente lo aveva costretto a vivere su una sedia a rotelle. Ha affrontato la grave disabilità con serenità, forza d’animo e determinazione indescrivibili tanto che talvolta sembrava non dargli peso.

La notizia della sua scomparsa ha sconvolto un’intera comunità, amici e conoscenti e in particolare il mondo della pallavolo al quale era molto legato. La sua ragione di vita, dopo la famiglia, era la pallavolo. Enzo era un pilastro per la Pav Natisonia, società pallavolistica di San Giovanni al Natisone da lui fondata con altri amici nel 1971 tra cui il compianto e inseparabile Ezio Zucco ed era ciò da cui traeva la forza.

Non c’era partita della squadra maggiore, che ora milita in serie C ma in passato anche in B1 e B2, sia casalinga che in trasferta alla quale mancava, spesso anche agli allenamenti delle giovanili, la palestra era la sua seconda casa. Persona molto conosciuta in paese anche per la sua professione di portalettere svolta sino al grave incidente.

Da quel tragico momento che ha segnato per sempre la sua vita, era solito frequentare quotidianamente il piazzale vicino a casa dove per un paio d’ore si formava un capannello di amici o semplici conoscenti per dialogare assieme a lui su argomenti di interesse comune, dallo sport alla politica, dagli aspetti della vita del paese alle curiosità. «Ci mancherà molto» hanno detto passandosi la triste notizia, era un punto di riferimento quotidiano e seppure da qualche mese per ragioni di salute non frequentava il parcheggio, «ci tenevamo in contatto con lui o lui ci chiamava per mantenere vivo il dialogo o per essere sempre informato su quanto accadeva in paese» raccontano alcuni conoscenti.

Ultimamente era felice e orgoglioso perché due dei suoi tre figli si erano brillantemente laureati, Alessandro in Medicina e Alessia in Infermieristica, che assieme ad Andrea e la moglie Elisabetta ora piangono la sua inaspettata scomparsa.

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