Una traversata ad alta quota sulla catena delle Alpi Giulie

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Un viaggio d’alta quota attraverso la catena delle Alpi Giulie. Una traversata che tocca le principali cime dell’arco alpino orientale. Un itinerario da Ovest a Est, verso il sorgere del sole. A piedi, zaino in spalla, contando su un grande affiatamento e appoggiandosi ai rifugi gestiti e ai bivacchi appollaiati a nido d’aquila lungo il tragitto.

È quanto hanno realizzato la tolmezzina Dimitra Theocharis e l’austriaco di origini slovene Tomaz Druml, 26 anni lei, 30 lui, entrambi atleti di sport di montagna. Dimitra fa gare di sci alpinismo e mountain bike; Tomaz è preparatore atletico di combinata nordica e salto con gli sci: «Ci è venuta l’idea, abbiamo deciso e siamo partiti». Un’idea bellissima, che se a qualcuno fosse già balenata non risulta però ancora esser stata ufficialmente realizzata: la traversata integrale delle Alpi Giulie italiane e slovene.

Un’avventura tra le montagne “cantate” da Julius Kugy. Il viaggio è iniziato a Bovec e si è concluso a Bohinj dopo 132 chilometri e 12.000 metri di dislivello, sia in salita che in discesa, partendo da una quota minima di 532 metri e toccando come altitudine massima i 2.864 metri del Monte Tricorno. In mezzo, le salite alle vette principali, in media due al giorno: dal carsico Canin al grande balcone del Montasio, dal piramidale Jof Fuart al “panettonoso” Mangart, e poi lo Jalovec, il Prisojnik, il Razor e così via fino al Tricorno. «Un’esperienza meravigliosa – dice Dimitra - un concatenamento che consente di abbracciare le proprie montagne e di viverle appieno. È molto diverso dall’andare in montagna in giornata. Devi accettare gli imprevisti - come gli sbalzi di temperatura: con i meno 12 trovati sul Mangart ai più 25 del Tricorno - usando solo quello che hai con te per giorni». Unico disagio, la mancanza d’acqua lungo il percorso: «Cercavamo di portare nello zaino sempre tre litri al giorno a testa. Non avevamo fornello, ma quando non incontravamo rifugi abbiamo consumato pasti pronti. Un itinerario non banale e non adatto a tutti, ma solo ad escursionisti esperti.

«Decisamente romantico – continua Dimitra – non d’assalto o conquista. E da condividere con qualcuno con cui si riesce a stare in silenzio in modo naturale». Presto ne nascerà un video, in cui confluiranno riprese effettuate anche con il drone: il tutto a vantaggio delle selvagge Giulie. —

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