Una comunità in cammino per fermare la violenza sulle donne: «Quante morti ancora?»
Da Rive d'Arcano a Fagagna, 13 chilometri di passi per spezzare la catena della violenza maschile e sostenere gli orfani femminicidio

«Quante altre donne dovranno ancora morire prima che la nostra società riesca finalmente a spezzare la catena della violenza di genere?». Mariella non ha mai smesso di piangere la scomparsa di sua figlia Lisa, giovane mamma uccisa da chi diceva di amarla, e non può smettere di farsela questa domanda, proprio come il marito Maurizio e come i genitori di Nadia Orlando, un fiore reciso e calpestato da chi la voleva solo per sé. Questa drammatica domanda, pesante come un macigno, è stata la colonna sonora della Camminata per la vita che si è snodata fra Rive d’Arcano e Fagagna.
Un’iniziativa nata per scuotere l’opinione pubblica sulla lunga scia di sangue che continua a mietere vite di donne e per raccogliere fondi, ma che si è trasformata in un abbraccio collettivo e carico di commozione a seguito del tragico femminicidio avvenuto solo poche ore prima a San Giovanni al Natisone. Un ennesimo episodio di sangue che ha stretto il cuore di un’intera regione, ricordando a tutti che la ferita è ancora aperta e continua a sanguinare.
Oltre 150 le persone che si sono ritrovate nel parco del Cjastenar di Fagagna per percorrere insieme i 13 chilometri del tragitto fino al forte Col Roncone e ritorno.
È stato un cammino di dolore, di memoria, ma soprattutto di speranza per il futuro e di determinazione. Passo dopo passo, cittadini, amministratori locali, associazioni e tantissimi giovani hanno unito le proprie forze, trasformando il loro lento incedere in un messaggio corale d’amore e di civiltà.
All’apertura dell’evento, l’assessora di Rive d’Arcano e commissaria alle Pari opportunità della Regione Fvg Corinna Mestroni ha voluto dedicare un pensiero toccante a Chen Fenjiao, uccisa dal marito a San Giovanni al Natisone, evidenziando come «sia importante una riflessione profonda e condivisa su questa piaga sociale che ci sta toccando tutti da vicino». «Ciascuno nella propria individualità può essere il protagonista della cultura del rispetto», ha aggiunto. «L’indignazione del momento dovrebbe trasformarsi in un’azione della comunità che deve agire con solidarietà e attenzione quando percepisce qualsiasi forma di violenza. Non basta una panchina per ricordare, ma servono azioni condivise e concrete. Siamo tutti Michela, Lisa, Nadia, Elisabetta, Chen e tutte le altre vittime (oltre una decina negli ultimi 20 anni solo in Friuli) di questa “strage sociale”».
A rendere l’atmosfera ancora più intensa è stata la presenza di chi quel dolore lo porta impresso sulla propria pelle ogni singolo giorno. Tra i partecipanti c’erano Andrea Orlando con la moglie Antonella e il figlio Paolo, la famiglia di Nadia Orlando, la 21enne di Dignano uccisa dal fidanzato. «Sembra che gli uomini vogliano ancora dimostrare la loro superiorità e forza, ma questa aggressività è una grave forma di mancanza di rispetto», ha affermato il papà di Nadia.
«Non si riesce ancora ad arginare la violenza di genere che continua a sconvolgere, a minare famiglie e l’intera società. La tragedia recente fa rivivere in noi la tragica morte di Nadia e rinnova quei momenti di sconforto, nei quali ci si aggrappa alla propria forza di volontà per riuscire a sopportare un dolore atroce e improvviso che il tempo non riesce a lenire. Ciò che ci conforta, a distanza di anni dalla nostra tragedia, è vedere l’affetto, la comprensione e la vicinanza di tanta gente».
Accanto a loro ha camminato fino alla fine del percorso anche Maurizio Puzzoli, papà di Lisa, al quale è stata affidata la tutela della giovane Alessandra, per ricordare l’amata figlia uccisa brutalmente dall’ex compagno nel 2012. «Per eliminare la violenza di genere si fa ancora troppo poco», ha evidenziato Mariella, la mamma di Lisa Puzzoli. «Sono trascorsi tredici anni e mezzo da quel tragico 7 dicembre del 2012, ma il dolore è rimasto immutato. Quando accadono fatti come quello di San Giovanni, la ferita per quanto è accaduto a Lisa riprende a sanguinare. Bisogna andare avanti per forza, soprattutto per quello che rimane della mia famiglia. Quando ho letto la notizia dell’omicidio di San Giovanni mi sono venuti i brividi e mi sono detta: “Non c’è mai fine a queste tragedie. C’è ancora davvero tanto da fare per fermarle”».
L’evento, che ha registrato una notevole partecipazione da parte dei giovani, ha avuto anche un obiettivo concreto e fondamentale: la raccolta fondi destinata agli “orfani speciali” della regione Friuli Venezia Giulia.
La generosità dei partecipanti ha dimostrato che la comunità sa stringersi attorno a chi soffre e trasformare l’indignazione in speranza.
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