Un boato ed esonda il torrente: Ravascletto è stata travolta da un fiume di fango e detriti

Danni alla Scuola Sci Carnia: un metro e mezzo d’acqua negli stanzoni Il gestore dell’albergo Bellavista costretto ad annullare le prenotazioni  

Maltempo, un fiume di fango e detriti ha messo in ginocchio la Scuola di Sci in Carnia

Danni per migliaia di euro, attrezzature da gettare nella spazzatura. Tutto a un mese dall’apertura della stagione invernale. Ivan De Crignis, direttore della Scuola Sci Carnia, fucina di campioni e tra le più quotate in Friuli, si è trovato suo malgrado a dover chiamare “alle armi” i suoi maestri per tentare di salvare il poco materiale risparmiato dall’ondata di fango che ha invaso ieri i locali della struttura, che si trova a pochi passi dalla stazione di partenza della funivia che porta allo Zoncolan.

«Abbiamo dovuto spaccare alcuni vetri e buttare giù una porta – spiega il direttore –, altrimenti acqua e fango avrebbero raggiunto il soffitto, anziché fermarsi a un metro e cinquanta». L’ondata melmosa si è insinuata nella sala termica e da lì ha raggiunto quasi tutte le stanze al piano terra, senza lasciare scampo a computer, frigoriferi, armadi con i documenti. A dare manforte al personale della Scuola sono arrivati volontari da Ravascletto e i vigili del fuoco di Trieste, che stanno supportando in queste ore i colleghi di Tolmezzo.

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La strada per il centro di Ravascletto e è rimasta chiusa da martedì sera al tardo pomeriggio di ieri. Martedì, poco prima delle 14, il rio Madalus ha tracimato, portando in paese fango e detriti: «Abbiamo sentito un boato fortissimo, ci siamo precipitati in strada», racconta il gestore dell’albergo Bellavista, Pietro Giacomo De Infanti. «Fortuna ha voluto che mio cugino Giulio sia riuscito subito a mobilitare un escavatore, riuscendo a spostare parte dei detriti e deviare il corso dell’acqua. Abbiamo salvato l’albergo, anche se ieri (mercoledì, ndr), abbiamo dovuto annullare le prenotazioni di una decina di camere». La fidanzata del nipote di De Infanti, Silvia Andreotta, 23 anni, scorre le foto scattate subito dopo la caduta della valanga di fango: «Un paio di tronchi che si sono messi di traverso e le sbarre delle ringhiere hanno evitato il peggio», racconta.

Sotto la pioggia, incessante anche ieri dopo la tregua di mercoledì, un manipolo di dieci volontari continua a scavare, con ruspe e più maneggevoli bobcat, che si muovono sull’asfalto limaccioso. Disagi anche nella frazione di Zovello, fiaccata da una serie di frane che hanno seriamente danneggiato le aree boschive, l’asfalto e i guardrail della strada che porta a Cercivento, rimasta chiusa fino a ieri pomeriggio per consentire la rimozione di tronchi, rami e materiale roccioso. 

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