Udine, presunta corruzione elettorale: su De Toni, Salmè e Perissutti ora decide il gip
Poco più di mezz’ora davanti al gip Camilla Del Torre. La difesa del sindaco e quella del consigliere di opposizione hanno chiesto l’archiviazione, mentre l’avvocato dei consiglieri che hanno sollevato il caso insiste sull’ipotesi di reato. Decisione entro tre mesi

È durata poco più di mezz’ora l’udienza davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Udine, Camilla Del Torre, nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta corruzione elettorale che coinvolge il sindaco di Udine Alberto Felice De Toni, il consigliere comunale di opposizione Stefano Salmè e la moglie di quest’ultimo, Daniela Perissutti.
L’udienza si è svolta lunedì 14 settembre e rappresentava un passaggio importante nell'inchiesta, dopo l'opposizione presentata dall'avvocato Maurizio Miculan alla seconda richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura.
Le richieste delle parti
Davanti al gip sono intervenuti i legali delle parti. Maurizio Miculan, che assiste i consiglieri di centrodestra che avevano sollevato il caso, ha sostenuto che sussistano gli elementi per procedere con un'imputazione per corruzione elettorale.
Di diverso avviso gli avvocati Luca Ponti, difensore di De Toni, e Giovanni Tarragoni, intervenuto in sostituzione di Giovanni Adami per Salmè. Entrambi hanno chiesto al giudice di archiviare la posizione dei rispettivi assistiti.
Ora la decisione passa al gip Del Torre.
Tre mesi per decidere
Il giudice ha tre mesi di tempo per sciogliere la riserva e stabilire come procedere. Le possibilità sono diverse: il gip potrebbe disporre l'archiviazione, chiedere lo svolgimento di ulteriori indagini oppure decidere per un'imputazione coatta.
Sarà quindi la decisione del giudice a determinare il prossimo passaggio dell'inchiesta, al termine di un procedimento che si è sviluppato attorno alla contestata nomina di Daniela Perissutti alla vicepresidenza di Arriva Udine, in quota al Comune di Udine.
L'origine dell'inchiesta
La vicenda nasce da un esposto presentato da alcuni consiglieri di opposizione, che avevano sollevato perplessità proprio in relazione alla nomina di Perissutti.
In un primo momento il pubblico ministero titolare dell'indagine aveva chiesto l'archiviazione. La richiesta era stata però respinta dal gip, che aveva ravvisato gli estremi per ipotizzare il reato di corruzione elettorale e aveva disposto l'iscrizione nel registro degli indagati di De Toni, Salmè e Perissutti, chiedendo ulteriori approfondimenti investigativi.
Successivamente il pm ha presentato una seconda richiesta di archiviazione.
L'opposizione alla seconda archiviazione
A quel punto Miculan ha presentato opposizione alla richiesta, portando nuovamente la questione davanti al giudice per le indagini preliminari.
È stata proprio questa opposizione a essere discussa nell'udienza di lunedì 14 settembre. Il legale dei consiglieri che avevano sollevato il caso ha ribadito la propria posizione, sostenendo la presenza dei presupposti per procedere nell'ambito dell'ipotesi di corruzione elettorale.
Le difese di De Toni e Salmè hanno invece insistito per l'archiviazione.
Tensione tra gli avvocati
Nonostante la durata contenuta dell'udienza, non sono mancati momenti di tensione tra i legali. In particolare, il confronto è apparso acceso tra Luca Ponti e Maurizio Miculan, usciti dall'aula piuttosto stizziti al termine dell'udienza.
Al di là delle schermaglie tra le difese, il punto centrale della vicenda resta ora nelle mani del gip, chiamato a decidere se chiudere definitivamente il procedimento oppure consentirne la prosecuzione.
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