Udine, la denuncia dei preti: Chiesa arretrata e politica distante

Il documento dei sacerdoti di Frontiera. Si dicono favorevoli a ius soli e biotestamento
Udine 19 Dicembre 2017. Preti di frontiera Lettera di Natale. © Foto Petrussi
Udine 19 Dicembre 2017. Preti di frontiera Lettera di Natale. © Foto Petrussi

Don Di Piazza: "La politica torni tra la gente"

UDINE. «Notiamo sempre di più uno scarto evidente tra il segno straordinario della presenza, delle parole e dei gesti di Papa Francesco e la scarsa ricaduta nelle Diocesi e nelle parrocchie in diverse delle quali si procede come se il Vescovo di Roma non ci fosse».

Così inizia la lettera di Natale dei dodici “preti di frontiera” friulani che promuovono il cammino del Pontefice «mirato a liberare la Chiesa dal potere dottrinale, centralizzato e liturgico», e prendono le distanze «dalle tante persone, anche vescovi, cardinali e parroci di paese che lo criticano per l’attenzione ai poveri, ai deboli, ai migranti e per uno stile di vita sobrio ed essenziale». Tanti i temi toccati legati dalla «profonda preoccupazione per la situazione del mondo attuale».

L’anatema contro la politica

Nelle prime pagine della lettera i dodici preti – Pierluigi Di Piazza, Franco Saccavini, Mario Vatta, Pierino Ruffato, Paolo Iannacone, Giacomo Tolot, Piergiorgio Rigolo, Renzo De Ros, Luigi Fontanot, Alberto De Nadai, Albino Bizzotto e Antonio Santini – si soffermano sulle «cause strutturali dell’impoverimento, delle oppressioni, della violazione dei diritti umani, della guerra, della distruzione della Madre Terra» e si rivolgono in prima battuta alla politica dove «la crisi profonda di progetti, di contenuti, di rappresentanza, di metodo a tutti livelli preoccupa».

«La passione per il bene comune – aggiungono –, la dedizione, la competenza nell’affrontare le questioni, la sperimentazione dell’arte di uscire insieme dai problemi sono troppe volte assenti, per il prevalere di incompetenza, approssimazione e affidamento agli slogan gridati».

Il modello è Papa Francesco

L’esempio da seguire è Papa Francesco, secondo i presuli, che avevano già interamente dedicato al Pontefice la lettera di Natale del 2013. «La sua proposta – scrivono – non è ristretta nell’ambito di una Chiesa autoreferenziale, bensì percepita da tutta l’umanità.

L’attenzione ai poveri e ai migranti, la denuncia della follia di ogni guerra, l’attenzione agli operai, l’Enciclica Laudato sì sulla cura della casa sono alcune indicazioni del suo insegnamento».

A questo proposito i preti di frontiera esprimono delusione per come «nella Chiesa l’Eniclica non abbia più avuto attenzione» e lanciano un monito nei confronti di preti, vescovi e cardinali ricordando che «la Chiesa è chiamata sempre a schierarsi, a prendere la parte dei poveri e dei deboli, senza identificarsi con una parte politica».

Migranti e Ius Soli

Dolore e sdegno sono i sentimenti che prevalgono nella lettera per la questione dei migranti calata nella realtà friulana di tutti i giorni.

«È per noi sconcertante – rimarcano i dodici preti – che l’annunciato arrivo di 10, 15, 18, 25 persone in un paese susciti reazioni viscerali di rifiuto a prescindere. E questo con l’invocazione della identità, della cultura, dell’essere a casa propria, dell’essere cristiani e cattolici».

«Perché – si chiedono – la memoria storica dell’emigrazione di decine e decine di migliaia di emigranti friulani e giuliani insegna così poco? Perché la straordinaria solidarietà vissuta nel dopo terremoto non si trasforma in sensibilità dell’accoglienza?»

La riflessione è strettamente legata allo Ius Soli. «La contrapposizione all’approvazione della legge – fanno notare – ci pare veramente pretestuosa, faziosa, senza fondamenti credibili, un pretesto per l’avversione». E anche in questo caso i preti chiamano in causa la politica che «ha le sue responsabilità nel non progettare, informare, predisporre, accompagnare, sostenere».

Biotestamento

I preti di frontiera esprimono, infine, soddisfazione per l’approvazione delle legge sul biotestamento. «Siamo favorevoli – dicono – all’autodeterminazione della persona malata.

Ogni persona umana – spiegano – deve essere sempre rispettata nella sua dignità e libertà, nella sua storia e nelle situazioni di sofferenza e malattia. Quando queste diventano estreme, il rispetto richiede il non accanimento terapeutico, l’assecondare la volontà del malato e dei suoi famigliari».

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