Udine, in Chiavris l’addio all'ingegner Fant

La famiglia dell’ingegnere udinese di 67 anni morto in montagna: andremo sul monte Zermula per onorare la sua memoria
Udine 18 luglio 2015 Funerale. Copyright Foto Petrussi / Ferraro Simone
Udine 18 luglio 2015 Funerale. Copyright Foto Petrussi / Ferraro Simone

UDINE. «Stai vicino alla mamma e a noi figli e aiutami a essere una persona come te: un galantuomo, un amico, un uomo amato, un professionista stimato».

Così Jacopo Fant, figlio di Federico, morto mercoledì scorso a 67 anni in un drammatico incidente in montagna, ha salutato il papà ai funerali che sono stati celebrati ieri nella chiesa di San Marco in Chiavris, gremita di centinaia di amici e colleghi che hanno voluto portare l’ultimo saluto al noto ingegnere udinese. Il ragazzo ha ricordato le tante esperienze vissute con il padre, i viaggi, soprattutto quello a New York, le camminate in montagna, così amata da Federico. 

«L’adorava più di me, ora non so se voglio tornarci, è troppo presto. Di sicuro tutta la famiglia andrà sul monte Zermula a onorare la sua memoria».

A rendere omaggio all'ingegner Fant, ex direttore Ater e Commissario per la ricostruzione del Castello di Colloredo, una lunga fila di persone che hanno abbracciato, prima e dopo la messa, la moglie Anna. La vedova ha dispensato a tutti un sorriso e un saluto, supportata dai figli Jacopo e Simone e dalla cognata Daniela.

A celebrare il rito funebre il parroco don Carlo Gervasi con don Franco Saccavino di San Domenico – che quel giorno drammatico era a capo del gruppo di escursionisti che scalava la cima dello Zermula –, assieme a don Ezio Giaiotti, invitato dalla famiglia. Sulla bara chiara un enorme cuscino di rose gialle, sull’altare girasoli e fiori colorati.

Chi è rimasto fuori sul sagrato non ha potuto non commentare quella tragica scivolata di 200 metri nel canalone, lungo il percorso che porta alla cresta, attraverso trincee e fortificazioni della Grande guerra. «Era troppo accorto per commettere un passo falso, avrà avuto un malore», hanno detto molti colleghi e alcuni amanti della montagna con cui Fant scalava le vette.

«Quel percorso era facile, solo una mulattiera, anche se lì hanno perso la vita già altre persone», «forse è stata la stanchezza, aveva già fatto la salita, e per quanto fosse in perfetta forma può aver avuto un colpo di calore». «Basta chiacchiere, dovremo riunirci e parlarne», ha tagliato corto un esperto.

«Non è un caso che Gesù porti i suoi apostoli sulle montagne: esse ci richiamano a stare davanti al mistero - ha detto il sacerdote -. La montagna più difficile da scalare è però la più piccola, il Calvario, cioè la salita della vita. Non a caso sulle cime ci sono le croci a ricordarcelo.

Siamo chiamati a passare il Calvario e attraversandolo si compie la strada salvezza, dove oggi stiamo accompagnando Federico». Citando il famoso alpinista Armando Aste, ha poi ricordato che «raggiungere la cima non placa l'insaziabile sete. La corsa verso la felicità continua». 

Al termine della messa le esequie sono continuate in forma privata al cimitero; la salma, salutata con un applauso all'uscita dalla chiesa, verrà cremata.

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