Udine, il centrodestra fa fronte comune: «De Toni revochi le deleghe a Marchiol». E punta ai centristi

Fdi, Lega, Forza Italia, Identità Civica, Noi Moderati e Spazio Udine uniscono le forze contro la gestione della città. Nel mirino anche Venanzi, mentre parte il tentativo di avvicinare Azione e Italia Viva in vista delle prossime elezioni

Mattia Pertoldi

C’è vita a centrodestra, politica oltre che amministrativa, e già questa è una prima notizia. La seconda è che la minoranza consiliare udinese – e capita di rado – si ritrova unita attorno allo stesso tavolo presentando – vera svolta di rilievo a condizione che venga mantenuta anche in futuro – una posizione condivisa.

Una linea che mette nel mirino Ivano Marchiol, ma di rimando pure Alessandro Venanzi, con il bersaglio grosso che porta ad Alberto Felice De Toni e a un lavoro ai fianchi sui centristi della coalizione che regge Udine per convincerli ad abbandonare “l’arca di Noè” per passare con il blocco conservatore. Se non oggi, opzione difficile, almeno fra due anni (o anche meno) quando si andrà al voto.

I continui mal di pancia delle categorie economiche, anche se la sensazione è che sia stata soprattutto la presa di posizione di Confindustria Udine – di solito sempre super partes – a smuovere davvero le acque tra i conservatori, ha portato infatti i segretari e coordinatori del centrodestra ad attaccare.

La richiesta principale è diretta e porta, all’unisono, a chiedere a De Toni di «revocare le deleghe» a Marchiol.

«Vorremmo ricordare al sindaco – ha detto Ester Soramel, coordinatrice cittadina di Fdi – che Marchiol ha perso le elezioni, non le ha vinte, eppure De Toni lo lascia libero di imporre la sua idea di città che Udine sta rigettando, giorno dopo giorno, categoria dopo categoria».

Certo, procede la meloniana «sarebbe più facile che se ne accorgesse se non fosse perennemente in giro per l’Italia cercando di ottenere uno scranno in Parlamento», ma poco cambia per Soramel secondo cui «De Toni dovrebbe pensare anche al futuro di Venanzi, il cui “metodo selfie e sorrisi”, dopo aver sottovalutato gli effetti delle decisioni di Marchiol, non risolve alcun problema».

C’è poi Giulia Agostinelli, commissaria della Lega, che ricorda come sia stato proprio il Carroccio «nel 2025 a depositare una mozione in Consiglio, che verrà riproposta, per chiedere a De Toni di togliere le deleghe concessa a Marchiol».

Quanto al sindaco «farebbe bene a occuparsi di Udine, non a trastullarsi in presentazioni di libri in tutto il Paese» anche se «evidentemente sta dalla parte dell’approccio ideologico e politicamente folle con cui Marchiol governa la città».

È il leader di Spazio Udine, per la leghista «il vero sindaco con Venanzi che, di fronte alla sofferenza del commercio cittadino, dovrebbe essere il primo a pretendere da De Toni di cacciarlo dalla giunta» altrimenti «sarà chiamato a prendersi le proprie responsabilità davanti agli udinesi».

Già, perchè secondo il presidente di Identità Civica, Loris Michelini, l’attuale assessore alle Attività produttive «cerca sempre di giocare su due, anche tre, tavoli diversi, smarcandosi dalle situazioni più difficili, ma ha appoggiato tutte le scelte di questa amministrazione che stanno abbassando la qualità della vita di Udine».

Quali? «Mancano parcheggi – sostiene il civico –, i permessi per la Ztl sono difficili da ottenere, e il Comune finanzia soltanto lavori non richiesti, come quelli di piazza Garibaldi, oppure addirittura dannosi come in piazza San Cristoforo».

Insomma, citando le parole di Claudio Cattarossi, coordinatore di Noi Moderati «Marchiol rema contro la città e il sindaco gli lascia campo aperto nel desertificare il capoluogo come si evince dalle condizioni di piazza XX Settembre e piazza Duomo».

Una Udine che, stando a Giovanni Barillari, coordinatore di Forza Italia «sta annaspando» da tre anni e mezzo.

«Ci sono state prese di posizioni senza precedenti delle categorie – sostiene – che rendono palese il disastro del centrosinistra cui chiediamo: come pensate di rimediare? E attenzione, è troppo facile puntare il dito sul solo Marchiol. Tutti, in quella maggioranza, hanno avallato le scelte dell'assessore.

Non se ne salva nessuno. Venanzi procede con la sua narrazione che viene smentita dagli stessi negozianti, De Toni parla di una felicità che vede soltanto lui, e non capisco cosa stiano facendo lì i centristi».

Barillari parla del blocco tra Azione e Italia Viva, in poche parole, cui si appella «perchè finalmente i distinguo sussurrati a bassa voce tra i corridoi, si trasformino in una posizione ufficiale, anche in sede di mozione contro Marchiol» considerato come «non penso proprio che nell’ultimo arco di consiliatura la situazione potrà migliorare».

Di più, Michelini è ancora più esplicito. «Siamo e restiamo di centrodestra e ci prepariamo ad allestire l’alternativa a questa maggioranza – chiosa l’ex vicesindaco –. Ma è anche il momento di immaginare un allargamento della coalizione a civiche, movimenti di centro e a chi non si riconosce in questo centrosinistra».

D’altronde, chiosa Barillari «siamo uomini di buona volontà» che adesso, «a cadenza mensile e in maniera unitaria incontreranno tutti i portatori di interesse della città preparandoci a riprendere Udine». Tavoli «aperti a tutti coloro che tengono al bene della città». A buon intenditor, poche parole.

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