Udine, «Ho ucciso mio figlio è colpa di mia moglie» - Foto - Video

Andrei Talpis, 48 anni moldavo, ha ammazzato Ion, 19, davanti a Elisaveta Poi ha inseguito la coetanea in strada colpendola con fendenti all’addome

REMANZACCO (Udine). Per i figli aveva perdonato quel marito che la picchiava da anni sotto i fumi dell’alcol. L’aveva riaccolto in casa sognando una vita felice in Friuli, lontano dalla miseria della Moldavia. Ieri mattina il marito uno dei suoi figli, Ian, 19 anni un ragazzone di oltre 1.80, gliel’ha ammazzato davanti ai suoi occhi, con almeno tre coltellate, una delle quali lo ha raggiunto al cuore. Il ragazzo stava cercando di difendere la madre. Era il doppio del padre. Che l’ha ucciso prima che si potesse difendere.

La fuga dall’orco. Poi, l’orco, ancora una volta ubriaco, nel cuore della notte, ha inseguito Elisaveta in strada. La donna, 48 anni come il marito, un passato da badante e ora impegnata in lavori saltuari, si è diretta verso il centro del paese. Cinquanta metri e ha superato i binari.

Poi il marito l’ha raggiunta accoltellandola all’addome. La donna si è divincolata e, gravemente ferita, è arrivata all’altezza di un condominio e ha trovato il suo angelo custode: un caporalmaggiore dell’esercito che si è affacciato alla finestra, le ha detto di entrare nella corte del complesso, al riparo dalla furia omicida di Andrei Talpis.

 

L’assassino allora, scoperto, si è fermato, è tornato verso casa, ha lanciato il coltellaccio sui binari, quindi ha acceso una sigaretta sedendosi sul marciapiede davanti alla palazzina dell’orrore. Una guardia giurata impegnata nel controllo della vicina pizzeria Moulin Rouge, l’ha notato. «Ho ucciso mio figlio, chiama l’ambulanza, è colpa di mia moglie», si è sentito rispondere dall’uomo. «L’ho ucciso, colpa di mia moglie, colpa di mia moglie», ha continuato a ripetere l’assassino, mentre il vigilantes chiamava 118 e polizia.

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Proteggeva il figlio. Quando sono arrivati i soccorritori si sono trovati dinanzi una scena agghiacciante. L’assassino è stato subito arrestato e portato in ospedale per il controllo del tasso alcolico e poi in questura. Dentro, in quell’appartamento in cui la famiglia di moldavi viveva da inizio agosto, c’era Elisaveta. Nonostante le coltellate all’addome aveva trovato la forza di tornare in casa, di passare accanto al marito. Di tornare «per proteggere mio figlio», ha detto ai sanitari del 118 che hanno cercato di stabilizzarne le condizioni. L’hanno dovuta sedare: la donna era distrutta, il figlio, quel ragazzone di oltre un metro e ottanta che era riuscita a fare arrivare in Italia da tre mesi, era pochi metri più in là, in fondo al letto della sua camera, in un lago di sangue. Morto.
 

L’operazione nella notte. Elisaveta è stata portata all’ospedale di Udine dove è entrata subito in sala operatoria. I sanitari hanno cercato di rimediare a quelle coltellate; la donna ha perso molto sangue, quei fendenti tirati dall’orco con un coltello dalla lama di una ventina di centimetri, le hanno spappolato il ventre. Elisaveta è ora ricoverata in terapia intensiva. Rischia la vita.
Lei, che per riunire quella famiglia, per fare arrivare in Italia Ioan e anche la figlia più grande Cristina, 21 anni, aveva fatto di tutto. Anche rimangiarsi davanti alla polizia, la scorsa primavera, la denuncia che aveva sporto qualche mese prima nei confronti del marito che la picchiava continuamente. Era più importante assicurare un futuro ai figli.

Cristina e Ion erano arrivati a Remanzacco all’inizio di agosto, la ragazza era poi tornata in patria per studiare all’università. Ion, invece, stava cercando lavoro. In tasca aveva un diploma da pasticcere.Si dava da fare, spesso lavorava con il padre, piastrellista-muratore impegnato in lavori saltuari.
 

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La lite delle 21. Andrei era un gran lavoratore, era in Italia dal 2010, quando si era stabilito per due mesi a Basiliano. Ma beveva, molto, e alzava le mani.Le liti, anche nella casa di Remanzacco, erano all’ordine del giorno, lo hanno subito riferito i vicini ieri mattina agli uomini della Squadra mobile della Questura, diretti da Massimiliano Ortolan e coordinati dal pm Elisa Calligaris, che si stanno occupando del caso.
Anche ieri sera, verso le 21, era scoppiata una lite al primo piano di quella palazzina. Tanto che i vicini avevano chiamato carabinieri e 118. Andrei era rincasato ubriaco e aveva alzato le mani. È stato calmato, visitato e portato in ospedale sotto gli occhi di una pattuglia dei carabinieri di Udine Est.

Un’ora dopo l’uomo ha lasciato l’ospedale ed è andato in una sala slot vicino alla stazione di Udine, probabilmente portato da amici. Qui una volante della Questura l’ha controllato alle 2.30. Roba di routine. Poi il rientro a casa. Ubriaco. E la furia omicida. Una notte passata in una caserma, forse, avrebbe evitato tutto questo.

 

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