I controlli anti-droga e il disagio diffuso a Udine
Se oltre a fermare lo spaccio, si accendono anche i riflettori sul malessere dei consumatori, il risultato è doppio per la nostra città

Un avvocato ha fatto un paragone tra la città di Udine e più note località dove la malavita e il malaffare sono radicati da decenni. Un accostamento che ha indignato molti e che al tempo stesso ha consentito ad altri di cavalcare la polemica.
Ora, la situazione va valutata con la giusta distanza per dare anche il peso corretto a un’affermazione che è apparsa ed è troppo pesante e fuori luogo per una città di provincia come la nostra, dove nessuno nega ci siano malavita e giri di droga, ma non certo ai livelli ai quali siamo stati paragonati (almeno lo speriamo).
Va dato merito alle forze dell’ordine che da tempo erano al lavoro per sgominare un mercato della droga così diffuso in città, con lo smercio nelle aree abbandonate a poche centinaia di metri dal centro. Aree di archeologia industriale per le quali tutte le amministrazioni hanno cercato soluzioni. Mesi e mesi di lavoro delle forze dell’ordine per scoperchiare un verminaio che, quello sì, appare più diffuso e radicato di quanto si potesse immaginare.
Ma se è questa la realtà, se la droga è tornata – o lo è sempre stata – a essere una piaga sociale il dito va puntato anche sul consumo e sul disagio che c’è tra la popolazione. Se oltre a fermare lo spaccio, si accendono anche i riflettori sul malessere dei consumatori, il risultato è doppio per la nostra città.
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