Scontro sui déhor a Udine, il Comune replica alla Soprintendenza: «No a passi indietro, servono al turismo»
Il vicesindaco Venanzi difende gli spazi all'aperto in piazza San Giacomo e nel centro storico: «Regole già concordate nel 2021». La protesta degli esercenti sul rischio tagli

«La concessione per i déhor in piazza San Giacomo è stata già data dalla Soprintendenza al Comune nel 2021». Non si fa attendere la risposta del vicesindaco Alessandro Venanzi alle recenti dichiarazioni di Paola Ventura, alla guida dell’ente, che aveva recentemente sostenuto sulla stampa come fosse necessario un aggiornamento del Regolamento degli arredi urbani per l’approvazione del nuovo progetto dei déhor.
«Troverei inoltre anacronistico tornare alla situazione pre-Covid: i baristi hanno basato i loro piani economici e finanziari sulla possibilità di usufruire di quegli spazi», sottolinea il vicesindaco.
La posizione
«Fino a questo momento non vedevo una situazione di stallo, anche perché l’amministrazione non ha mai ricevuto una nota ufficiale da parte dell’ente su un possibile cambio di idea in merito alla concessione degli spazi già accordati agli esercenti», aggiunge Venanzi.
Per palazzo D’Aronco il tema dell’autorizzazione all’occupazione del plateatico era quindi già stato archiviato.
A costringere gli uffici a riprendere in mano il regolamento era stata la necessità di disciplinare i déhor in vista del termine della deroga ministeriale sulle concessioni post-Covid. Il loro termine era stato posticipato di anno in anno dal periodo pandemico in poi (oggi il termine è previsto per l’estate 2027).
Non solo san Giacomo
Il tema delle concessioni però non riguarda solo gli spazi di piazza san Giacomo. Anche da qui la necessità di riavviare il dialogo con la Soprintendenza. «La nostra intenzione è far approvare gli ampliamenti degli spazi esterni concessi agli esercizi con le deroghe post-Covid.
Già nel 2024 abbiamo fatto sapere all’ente che se in città venissero tolte le attuali concessioni, il regolamento attuale ci metterebbe in una condizione di difficoltà, ci costringerebbe a rivedere la metratura dei déhor anche ad esempio per gli esercizi in largo dei Pecile e in via Mercatovecchio», spiega ancora Venanzi.
Secondo il vicesindaco le aziende contano sugli spazi ottenuti, fondamentali anche in ottica di ricezione turistica. «Preferisco che il suolo pubblico, che rimane ovviamente tale, venga occupato da un privato per un servizio reso alla città, piuttosto che da una piazza vuota».
D’accordo con Fedriga
Venanzi nell’occasione precisa anche che tutti i déhor pagano un affitto al Comune. Poi sottolinea come il più grande problema in questi casi è il rischio che i progetti rimangano fermi per molto tempo.
«A questo proposito mi sento di condividere una proposta che fece il governatore Massimiliano Fedriga tempo fa. Nei progetti che non interessano direttamente aspetti edilizi o componenti infrastrutturali e che quindi riguardano elementi rimovibili o mobili, come i déhor, sarebbe ideale che ci fosse una competenza regionale. Questo consentirebbe a chi esegue gli investimenti di farlo con maggiore coraggio».
La tutela del patrimonio
Secondo il vicesindaco la collaborazione tra istituzioni e soggetti preposti alla tutela deve partire da un obiettivo condiviso.«Bisogna accompagnare i progetti utili alla città, conciliando la salvaguardia del patrimonio con la vitalità economica e sociale, senza correre il rischio che rallentamenti di forma lascino spazio all’abbandono.
È con questo spirito che vanno affrontati, non solo i progetti sulle aree da riqualificare e riaprire alla città, ma anche il tema dei déhor su cui ciclicamente torna l’attenzione».
Venanzi però ricorda come allo stesso tempo l’amministrazione sia pienamente consapevole della necessità di tutelare il patrimonio architettonico e storico di Udine. «Per questo motivo in questi anni ci siamo impegnati per individuare soluzioni equilibrate, che consentano alle imprese di operare in condizioni favorevoli ma nel rispetto del decoro urbano.
Abbiamo già chiarito le regole per il centro storico, superando, ad esempio, le deroghe sui materiali introdotte durante l’emergenza sanitaria. Tutelare il patrimonio e garantire la qualità dello spazio pubblico significa anche mantenerlo capace di sostenere le attività che contribuiscono all’attrattività della città».
Gli esercenti
Anche gli esercenti fanno sentire la loro voce. «La stagionalità dei déhor penalizzerebbe pesantemente i bar di piazza San Giacomo», spiega Riccardo Terrenzani, titolare del Caffè Hausbrandt. «Anche solo per la competitività in tema contrattuale, come possiamo pensare di assumere dei baristi per qualche mese e poi lasciarli a casa? Non possiamo ragionare come fossimo un lido balneare: il mercato del lavoro a Udine è completamente diverso.
A ciò, secondo Terrenzani, si aggiungerebbe l’inevitabile perdita di competitività nei confronti della clientela. Opinione condivisa da Giovanni Del Vasto: «Lavorare a Udine è sempre più difficile, è impossibile pensare di assumere un barista e lasciarlo a casa a fine stagione».
Gli altri progetti
Venanzi nell’occasione dice la sua anche su piazza XX settembre. «La Soprintendenza – spiega – ha già espresso il suo parere negativo alla possibilità di edificare un mercato coperto. Ma l’università di Udine, a cui è stato affidato il progetto di riqualificazione, sta pensando a un piano complementare che permetta di coinvolgere anche la galleria Astra, che è di proprietà privata».
Il vicesindaco guarda già al futuro: «A settembre sceglieremo lo scenario più adeguato tra quelli proposti dall’università, coinvolgendo anche la cittadinanza, poi avvieremo il dialogo con la Soprintendenza per la messa in atto del progetto definitivo». Venanzi è fiducioso anche sulla prossima apertura dei giardini Antonini-Maseri: «Le interlocuzioni dei nostri uffici con l’ente sul tema sono molto fitte, credo che a breve i nodi progettuali si possano scegliere».
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