Udine, affittano una stanza alle prostitute: genitori denunciati

Nei guai per sfruttamento della prostituzione marito e moglie incensurati. In casa, quando le lucciole si incontravano con i clienti, c’erano anche i loro figli

UDINE. Da una parte la vita familiare scorre secondo i ritmi di sempre, con i figli che vanno a scuola, i pasti tutti insieme e l’ora della buonanotte.

Dall’altra, in una stanza subaffittata, si danno il cambio durante tutta la notte diverse prostitute che versano ai genitori una quota mensile (250-300 euro a testa) che di fatto, visto che mamma e papà sono disoccupati, diventa fonte di sostentamento della famiglia.

È la situazione venuta alla luce al termine di un’indagine svolta dai carabinieri della Compagnia di Udine e, in particolare, della stazione capoluogo. Nei guai sono finiti due africani incensurati di 37 e 44 anni che sono stati denunciati per l’ipotesi di concorso in favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. E per quanto riguarda i ragazzini minorenni la segnalazione è stata segnalata anche ai Servizi sociali.

Erano stati i condomini e lo stesso amministratore dello stabile – che si trova nella zona di viale Palmanova – a segnalare più volte alle forze dell’ordine movimenti sospetti di persone, già la scorsa estate.

Inizialmente i loro erano stati solamente sospetti. Ma durante la bella stagione, di fronte a un aumento del “giro”, i dubbi si sono trasformati in una certezza.

I militari si sono quindi messi al lavoro, alla vecchia maniera, organizzando specifici servizi di osservazione per capire che cosa accadeva davvero in quella palazzina.

Hanno quindi notato l’andirivieni di ragazze, in particolare originarie dell’Africa e dei Paesi dell’Est, già dalla prima serata fino all’alba del giorno successivo.

In pratica, secondo la ricostruzione degli investigatori, le “lucciole” prendevano dapprima contatto con i loro clienti lungo le strade tra la stazione, piazzale D’Annunzio e viale Trieste e successivamente salivano in camera, all’ultimo piano del condominio.

«Il fenomeno della prostituzione all’interno dei condomini – spiega l’amministratore Alessandro Nigris – purtroppo si sta diffondendo sempre di più in città. E probabilmente è anche figlio della crisi economica. Tuttavia, non è compatibile con la convivenza di diversi nuclei familiari all’interno dello stesso edificio».

Certe volte l’attività di prostituzione, se svolta in un determinato modo, passa quasi “sottotraccia”. Ma se il viavai è notevole i disagi ai residenti diventano importanti.

«Il movimento – riferisce ancora l’amministratore Nigris – ad un certo punto è diventato intollerabile, non solo per i rumori per le scale (non c’è l’ascensore), ma anche perché suonavano i campanelli a caso e a qualsiasi ora, svegliando tutti.

In città ci sono diverse altre situazioni simili, nè ho conferma quando parlo con i miei colleghi. Per quanto mi riguarda – conclude – mi sono sempre rivolto ai carabinieri che, nel giro di qualche mese, sono riusciti a risolvere la situazione».

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