Tutti scalzi per la festa «La pluralità è un valore»

L’assessore Pirone: siamo una comunità aperta, garante della libertà «Borgo Stazione deve diventare un laboratorio per tutto il capoluogo»
Di Davide Vicedomini
Udine 31 ottobre 2015 nuova moskea © Petrussi Foto Press - Massimo Turco
Udine 31 ottobre 2015 nuova moskea © Petrussi Foto Press - Massimo Turco

Tutti rigorosamente scalzi. Per accedere al centro islamico di via della Rosta bisogna innanzitutto togliersi le scarpe. All’ingresso nella parete di sinistra si trova appositamente una scarpiera. A questo “rito” si sono dovuti sottoporre anche le autorità. E così, da scalzo, l’assessore Pirone, chiamato ieri a rappresentare il Comune, nel corso di una sorta di tavola rotonda moderata dal direttore responsabile di Radio Onde Furlane, Mauro Missina, ha fatto il proprio saluto. «È un momento importante per la città di Udine e una giornata densa di significato – ha detto Pirone –. Ci siamo contraddistinti per essere una comunità aperta, garante delle libertà, anche a carattere religioso. Questo è sinonimo di sicurezza, responsabilità e inclusione». «Un nuovo centro islamico – ha aggiunto – non può che portare un arricchimento e una crescita per l’intera comunità di questo quartiere e di tutta la città. Non possiamo nasconderci davanti a un Europa che sta diventando la culla di molti popoli. Il Friuli al tempo stesso è al centro di questa Europa e la pluralità deve rappresentare un valore aggiunto».

Pirone non ha voluto nascondere le preoccupazioni di alcuni cittadini per la nascita del terzo centro islamico. «Questi pregiudizi possono cadere – ha lanciato l’appello rivolgendosi alla stessa comunità bengalese – se voi dimostrerete di sapervi integrare con l’intero tessuto cittadino. Le vostre parole ora devono trasformarsi in fatti. Solo così Borgo Stazione non verrà più etichettato come il quartiere degradato». «Ci auguriamo che questo centro diventi – ha concluso – l’inizio di un percorso di vera integrazione, di scambio reciproco, dove possano i nostri figli vivere in totale sicurezza. La qualità della vita non si vede solo dall’illuminazione, dalle strade, ma anche dalle relazioni tra popoli diversi». Ad aprire i saluti, dopo il taglio del nastro, è stata una bambina bengalese che ha letto alcuni passi del Corano. Poi è arrivato il momento degli interventi. «L’integrazione può arrivare – ha detto il consigliere comunale, Claudio Freschi – attraverso l’interazione culturale. E questo centro può essere un importante tassello di questo mosaico». «La religione – ha sottolineato il sociologo e studioso di immigrazione, Marco Orioles – rappresenta un aspetto fondamentale dell’identità dei cittadini stranieri, ma anche un ottimo veicolo per l’integrazione». Tra i presenti anche una rappresentanza del centro islamico di via San Rocco. «Dobbiamo fare in modo – questo è stato l’invito del portavoce Bouraoui Slatni – che Borgo Stazione diventi il melting pot di Udine. Un laboratorio per tutta la città». «Se gli italiani vogliono conoscerci – così ha parlato uno studente di ingegneria a conclusione di tutti gli interventi – la moschea è il primo posto dove possono trovarci. È aperta a tutti. L’Islam non vuole il male di nessuno. I pregiudizi derivano solo dall’ignoranza».

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