Tutti in giro per la città per gli acquisti ma i centri commerciali restano chiusi, Bardelli: «Perchè paghiamo solo noi?»

UDINE. «Perchè?». Una parola a caratteri cubitali, un collage di foto di operatori commerciali e un riferimento all’articolo 1 della Costituzione. «Non avremmo mai immaginato di essere costretti a elemosinare la possibilità di lavorare al servizio dei nostri clienti in un Paese che al primo articolo della Costituzione dice che siamo una Repubblica fondata sul lavoro».

Questo, in sintesi, il messaggio inserito nello spazio pubblicitario che Coop, Confimprese, Ancd, Confcommercio, Federdistribuzione, Consiglio nazionale dei centri commerciali e Citta Fiera shop & play, hanno acquistato nei quotidiani. Un grido di dolore, il loro, che sono costretti dal Dpcm alla chiusura in tutti i week end e sarà così, se le cose non cambiano, fino al 10 gennaio prossimo. E che nel contempo, però, vedono i centri storici delle città grandi e piccole riempirsi di gente per gli acquisti natalizi.

LA SITUAZIONE: 

Il patron del Città Fiera, l’imprenditore Antonio Maria Bardelli, non può che essere preoccupato. Le chiusure nei fine settimana, che si susseguono ormai da oltre un mese, non fanno bene ai conti del gruppo. «Dalle foto che si vedono in giro sembra che ci sia tanta gente nei negozi dei centri storici - osserva Bardelli - . Ma io non voglio farne una guerra tra centri storici e centri commerciali, non voglio alimentare differenziazioni.

Quello che è sbagliato è l’effetto ottenuto dal Dpcm del Governo, vale a dire da una parte tutto chiuso, dall’altra tutto aperto. Ma su quali basi? Noi dai primi di novembre siamo chiusi nei weekend. Ovviamente ci sono perdite economiche, ma la cosa che fa più arrabbiare è che non si capisce la logica delle chiusure a macchia di leopardo. Non occorre essere troppo intelligenti per capire che, limitando i posti dove la gente può andare a fare acquisti, in quei posti la gente si riversa, creando inevitabili assembramenti e affollamenti».


«Questa non è una protesta solo mia - aggiunge l’imprenditore - . Lo diciamo assieme all’Ascom e a tutte le associazioni di categoria. A livello nazionale è stata ideata questa pubblicità che è uscita sul “Sole 24 ore” e noi l’abbiamo ripresa, calandola sul locale, aggiungendo solo il ragionamento sull’articolo 1 della Costituzione. Ma appunto è un’idea condivisa con le associazioni».

C’è chi pensa che adesso le rimostranze dei centri commerciali siano tardive, visto che manca un solo fine settimana “utile” prima di Natale. «Mah, a dire il vero non ci sarebbe un solo week end in ballo - spiega Bardelli - : queste limitazioni qui durano fino al 10 gennaio, c’è ancora margine per cambiare qualcosa, avremmo i fine settimana di Capodanno e poi l’Epifania. Ma a Roma non hanno capito che queste misure non aiutano a evitare gli assembramenti? 

È una cosa talmente evidente, faremo il possibile per evitare misure dannose nei nostri confronti. Certo le chiusure del week end sono le cose peggiori, perchè ci sarebbe una maggiore disponibilità della gente a fare shopping, è evidente che se tu limiti le aree per fare shopping la gente si concentra nei posti aperti, cosa hai risolto? Certamente un minimo di recupero nei giorni feriali noi lo abbiamo riscontrato, ma sabato e domenica sono un’altra cosa. Ma al Governo vogliono tutelare la salute o altro? Non capisco davvero». Nell’appello pubblicato dalle associazioni si legge che «i negozi dei centri commerciali sono sicuri quanto quelli dei centri cittadini. Per garantire la sicurezza abbiamo investito su tutti i nostri 40 mila punti vendita, con l’aiuto e il massimo impegno di chi ci lavora. Perchè allora si toglie alle persone il diritto di scegliere dove andare a fare i propri acquisti?».

Questione che ha interessato anche altre aree del Paese, come la Lombardia, tornata in “zona gialla” con la riapertura di bar e ristoranti fino alle 18 e la libertà di spostamento tra Comuni e fuori Regione, ma dove i centri commerciali ancora sono chiusi nei weekend: «Una decisione – commenta Marco Barbieri, segretario generale di Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza – che, con la garanzia della piena sicurezza, ribadiamo debba essere rivista. Noi siamo per il pluralismo distributivo: piccola, media e grande distribuzione possono convivere e, in quest’ottica, le attività dei centri commerciali, nel periodo più importante dell’anno, non devono essere ulteriormente penalizzate. L’auspicio è che si modifichi la norma consentendo anche ai punti vendita all’interno dei centri commerciali ancora senza la possibilità di operare, le stesse condizioni delle altre attività».

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