Truffa del finto carabiniere, fermata un’auto sospetta: a bordo anche una donna incinta, nascondeva i gioielli rubati sotto i vestiti
La polizia ha seguito i movimento del veicolo per poi fermarlo al casello autostradale di Udine Sud, prima che lo stesso imboccasse l’autostrada: arrestate tre persone, tutte provenienti da fuori regione. Vittime due donne: una di 72 anni residente a San Pietro al Natisone e alla quale è stata sottratta anche la fede nuziale, e una di 85 anni di Flaibano

Lo scorso 28 febbraio la Polizia di Stato di Udine ha arrestato in flagranza del reato di truffa pluriaggravata a danno di una residente di San Pietro al Natisone tre persone provenienti da fuori regione.
Gli agenti della Squadra Mobile della Questura udinese quella mattina hanno intercettato appena fuori Udine un’autovettura sospetta e l’hanno seguita nei suoi spostamenti fino a San Pietro al Natisone. L’auto da lì, intorno alle ore 13, dopo aver sostato brevemente nelle vicinanze di un’abitazione, si era allontanata repentinamente, per venire poi bloccata al casello di Udine Sud, pronta ad immettersi in autostrada, dagli agenti coadiuvati anche da una Volante del Commissariato di Polizia stradale di Cividale del Friuli.
All’interno del veicolo due uomini di 30 e 44 anni e una donna di 37, in stato interessante, provenienti da altra regione e trovati in possesso di decine di monili d’oro per un valore di svariate migliaia di euro, alcuni dei quali celati dalla donna sotto gli abiti. L’attività esperita nell’immediatezza ha consentito di ricostruire quanto accaduto poco prima ed anche il pomeriggio precedente. Nella via di San Pietro al Natisone dove si era fermata l’auto risiede una donna di 72 anni che era stata un paio d’ore prima chiamata al telefono da un sedicente Maresciallo dei carabinieri, che la informava che la figlia aveva investito una bambina, che versava in gravi condizioni di salute e necessitava di una trasfusione per sopravvivere e che avrebbe evitato l’arresto solo dietro il pagamento di una cauzione di 8.500 euro o di gioielli per lo stesso valore. Di lì a poco si sarebbe presentato un collega per ritirare quanto detenuto in casa, ed in effetti pochi minuti dopo era giunta l’auto poi fermata dalla polizia e dalla quale era sceso uno degli uomini trovati a bordo della stessa che, come riferito in seguito dalla signora in sede di verbalizzazione della querela, non pago di quanto aveva raccolto la donna, non aveva esitato a sganciare e prendere egli stesso una catenina e un braccialetto che ella indossava e a costringerla a privarsi anche della fede, con tanto di nome del marito inciso all’interno, fortunatamente poi recuperata insieme a tutti gli altri gioielli sottratti: una trentina in tutto.
I tre sono stati quindi arrestati in flagranza del reato di truffa pluriaggravata: i due uomini sono stati poi in serata condotti in carcere, mentre la donna, vista la gravidanza in corso, è stata immediatamente liberata.
L’attività di polizia giudiziaria ha consentito, inoltre, di deferire all’autorità giudiziaria i tre anche per un analogo colpo, effettuato nel pomeriggio del 27 febbraio a Flaibano. In questo caso la donna truffata, 85enne, veniva sempre contattata al telefono da un sedicente carabiniere che le diceva che con l’auto di sua proprietà, ed in uso alla figlia, il giorno prima era stata commessa una grave rapina e che un suo collega si sarebbe presentato di lì a poco a verificare i numeri di serie di tutte le banconote che deteneva in casa e tutti i gioielli presenti, per escludere fossero provento della stessa rapina. Presentatosi di lì a breve, un uomo, riconosciuto dalla persona offesa come lo stesso che si è poi introdotto nella casa di S. Pietro al Natisone il giorno successivo, si faceva consegnare 700 euro in contanti, una catenina e due anelli d’oro, per poi fuggire a bordo della stessa auto utilizzata anche l’indomani.
I tre sono stati deferiti all’autorità giudiziaria anche per questa truffa nonché per il reato di ricettazione, visto il sequestro di ulteriori monili sulla cui paternità sono ancora in corso accertamenti della Squadra Mobile e che lasciano supporre la perpetrazione almeno di un altro colpo.
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